"E' la stampa bellezza!"
"E' la stampa bellezza!"

4 centesimi a riga, se si è fortunati 7. Talvolta 3 euro lordi al pezzo. Non si sta parlando del prezzo a cui i braccianti di Rosarno venivano retribuiti. A loro andava decisamente meglio. I 6 centesimi al chilo per le arance di Rosarno e un euro a cassetta sono un miraggio per molti collaboratori e freelance spesso di testate nazionali che temendo di perdere il lavoro accettano troppo spesso qualunque condizione.
Per una ragazzo che ha voglia, passione e dedizione per fare il mestiere di giornalista la strada si prospetta lunga. Che c'è di nuovo? Nulla, è sempre stato così. Gavette infinite, spesso mal retribuite, ma per aspirare all'agognata meta di fregiarsi del titolo di giornalista e relativo tesserino qualche sacrificio si è disposti a farlo. Come sempre c'è chi nasce con la camicia e ha la fortuna di potersi mantenere ugualmente pur non lavorando e chi fa secondi o terzi lavori per sopravvivere. Il lavoro nobilita l'uomo, più lavori ancora di più. Oggi uno stuolo di ragazzi aspiranti si piegano pur di ottenere gratuita visibilità, accettano di essere sfruttati pur di far apparire il proprio nome in calce al loro pezzo con la speranza che “tanto prima o poi qualcuno vedrà quanto sono bravo”. Ecco, quel prima o poi fa la differenza per chi fa più di un lavoro. Tanto che per la maggior parte di loro resta un sogno nel cassetto e si dedicano a tempo pieno ad altro e lasciano definitivamente perdere dopo un paio d'anni.
Scegliere di fare il giornalista oggi è molto spesso una strada che si percorre senza piena consapevolezza dell'iter necessario e di quello che si andrà realmente a fare lasciandosi trasportare da un idillio molto spesso alimentato da quella che è una vera a propria casta. Per fare i giornalisti c'è davvero bisogno di iscriversi all'Ordine? No. Ma le testate lo richiedono come referenza allo stesso tempo se io volessi iscrivermi dovrei passare o attraverso la scuola o attraverso la retribuzione di una testata, e oggi una testata che faccia fare il praticantato o che sia disposta a retribuirti in modo da versare i contributi per l'Ordine è rara più di una mosca bianca. Certo adesso vanno di moda le false retribuzioni, fioriscono testate che ti offrono di prendere il tesserino da pubblicista ad una condizione: la testata finge di retribuirti mentre sei tu che oltre ad offrire un servizio sborsi i contributi che il tuo capo verserà all'Ordine. Oggi pochi investono su di te e sicuramente devi essere tu ad investire per primo.
La situazione non cambia subito dopo essersi iscritti all'ordine. Sventolando il tesserino andremo in giro per le redazioni cercando di proporre i nostri pezzi o cercando di estorcere un contratto. Ci sentiremo finalmente arrivati ignari che l'entusiasmo iniziale dovrà fare i conti con stipendi da fame e routine logoranti. I 3 euro di cui si parlava sono anche destinati a collaboratori di note agenzie stampa come l'Ansa. 3 o 5 euro lordi sono la retribuzione che non varia a seconda della lunghezza del pezzo o del fatto che tu abbia scritto di mafia o di cinema o che ti sia beccato 5 proiettili. E questa situazione non rappresenta una minoranza ma la maggior parte dei giornalisti che oggi lavorano in Italia.
Inascoltati dai sindacati che non tutelano gli iscritti all'Ordine i freelance danno voce ad un movimento: "Non lavoro per meno di 50 euro" che rilancia la protesta dei braccianti di Rosarno.
Nel frattempo due proposte di legge fanno capolino per sbloccare questa situazione di stallo, anche attraverso la costituzione di osservatorio permanente sulla professione, allo scopo di garantire a tutti i giornalisti freelance un’adeguata retribuzione. La proposta di legge Moffa che prevede "norme per promuovere l'equità retributiva nel lavoro giornalistico" (3555) e prende spunto dall’articolo 36 della Carta Costituzionale e la proposta di legge Lo Presti ed altri che prevede la "modifica all'articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, concernente la misura del contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero-professionale iscritti in albi ed elenchi" (1524). L’intenzione è quella di innalzare il contributo integrativo da parte delle aziende fino al cinque per cento (oggi è al 2). Quest’ultima proposta è già stata approvata in prima lettura alla Camera e successivamente al Senato con modifiche. Attualmente è in seconda lettura alla Camera ed il 3 maggio scorso è ripreso l’esame presso l’XI Commissione Lavoro. La proposta di legge Moffa, invece, è stata assegnata alla VII Commissione Cultura della Camera, e resta completamente arenata dal 17 giugno 2010.
Due giornaliste professioniste ci dicono la loro circa il quadro italiano.