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Rifugiati, profughi, sfollati

Il testo di Nadan Petrovic

Rifugiati, profughi, sfollati

di A CURA DI FRANCESCA BELOTTI (31 08 2011)
 
 

 

Nadan Petrović è un ricercatore che si è occupato a lungo dei flussi migratori e del trattamento giuridico riservato ai richiedenti asilo. Da un lato, le sue origini balcaniche, le esperienze accademiche, professionali e di vita personale lo legano indiscutibilmente a queste tematiche. Dall’altro, la sua sopravvenuta cittadinanza italiana ed europea gli consente di poter avere uno sguardo d’insieme sulla materia, senza perdersi mai in giudizi di parte.  


Queste due doppie anime dell’autore traspaiono con eleganza dalla lettura del libro, che ha anzitutto il pregio di rendersi strumento facilmente maneggevole per gli studiosi e per tutti coloro che si occupano di politiche e prassi d’asilo, nonostante la farraginosità del corpo normativo di riferimento, frammentato e disorganico, che dimostra ancora una volta la sua inadeguatezza a fronte di un fenomeno, quello migratorio, tutt’altro che secondario.
L’autore ha saputo ripercorrere con estrema semplicità gli avvicendamenti normativi nazionali, comunitari e internazionali che hanno costellato la materia del diritto d’asilo, evidenziandone le lacune e rendendo accessibili i contenuti precettivi e organizzativi anche ai non addetti ai lavori. Inoltre, è riuscito in più parti dell’opera a innestare brevi ma pertinenti digressioni storiche sulle ondate migratorie più impegnative per il nostro Paese (ad esempio, le emergenze degli anni Novanta che hanno investito l’intera area dell’ex Jugoslavia, la Somalia e l’Albania), permettendo così al lettore di coglierne sia la portata, dati numerici alla mano, sia le cause economico-politiche determinanti.
È interessante notare anche che Petrović ha saputo riconoscere espressamente l’importante ruolo svolto dalle organizzazioni no profit in materia di accoglienza ai migranti, elemento che troppo spesso, invece, viene trascurato all’interno di opere di stampo giuridico. Nel quarto capitolo, in particolar modo, egli si sofferma sull’assistenza solidaristica e spontanea offerta dal mondo del privato sociale e dalle amministrazioni locali. Questo consente di aprire una riflessione sulla capacità e sulla ricchezza esperienziale del terzo settore, da sempre in prima linea nel rispondere alle emergenze sociali, e sulla speculare insufficienza istituzionale e legislativa che da troppi anni invece lascia destrutturata e poco efficace la gestione della fase assistenziale.   Quello che forse non emerge con chiarezza dal libro di Petrović è che, nonostante il rigore delle norme fissate a livello internazionale, si è registrata la tendenza dei Paesi più ricchi ad adottarne un’interpretazione restrittiva, soprattutto quando si è trattato di far fronte a flussi di massa provenienti da zone afflitte da conflitti armati. Sono state, infatti, previste forme di protezione alternativa dietro cui si sono celate evidenti politiche di respingimento, raggirando così alcuni dei principi cardine che regolano la materia, anzitutto quello del non refoulement . Inoltre, forse poco spazio è lasciato ad una riflessione sulla legittimità o meno dell’approccio criminalizzante storicamente avuto nei confronti dell’immigrazione clandestina, fin dalla Legge Martelli. E ancor meno traspare una critica nitida sulla qualità delle condizioni sanitarie e di vita cui vengono sottoposti gli immigrati durante il loro trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE, ex CPT), con riferimento al principio di libertà personale sancito dall’art.13 della Costituzione, oltre che al diritto alla salute e alla dignità della persona.