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Fiction, racconti di casa nostra

Storie di tutti noi

Fiction, racconti di casa nostra

di MARIA GABRIELLA LANZA (09 11 2011)

Per una volta sono tutti d’accordo: al pubblico italiano piacciono le storie di casa nostra. Medici, nonni, eroi risorgimentali, poliziotti, tutto va bene purché targati made in Italy. Il 3° Fiction day, organizzato dal Dipartimento di Sociologia e di Comunicazione della Sapienza lo scorso 19 ottobre, ha messo al centro del palcoscenico la narrazione televisiva anche per cercare di capire i segreti di un successo neanche tanto scontato. “Dateci oggi la nostra fiction” quotidiana: gli italiani sembra non chiedano altro e hanno desideri trasparenti: “Storie che parlano della società italiana (..), storie contemporanee ma anche mini serie su personaggi storici e su opere letterarie”. Ne è certo Luca Milano, responsabile Marketing e Animazione Raifiction. Così come Giancarlo Scheri, direttore Fiction Mediaset, che conferma senza indugi: “storie vicine al pubblico, storie del proprio paese, dei propri eroi ma anche di cronaca, quelle che raccontano il quotidiano. In questo modo il pubblico si sente più vicino alle storie che raccontiamo e quindi partecipa di più”.



Nonostante l’arrivo sul mercato del digitale terrestre e di nuovi canali satellitari che hanno aumentato l’offerta e reso più ardua la concorrenza, la fiction targata Rai e Mediaset mantiene il podio nella corsa allo share. Mandare in onda storie contemporanee, che parlino della nostra società, può bastare per spiegare il costante favore del pubblico verso le fiction di casa nostra? È evidente di no. La fiction è molto di più di un semplice prodotto televisivo: è lo spazio in cui si realizza la modalità di costruzione della conoscenza del mondo; è il luogo di manutenzione della cultura in cui si delineano i possibili scenari della vita. Si potrebbe dire che dove non arriva l’esperienza diretta arriva la fiction.

La televisione è diventata il più grande narratore della contemporaneità che ha sostituito o integrato altre forme di narrazione. Così quello che un tempo era il compito degli aedi, delle rappresentazioni teatrali, dei romanzi classici, oggi è svolto dalla fiction televisiva. Rispetto alla letteratura o alla narrazione cinematografica, il racconto televisivo resta il più diffuso e il più pervasivo.

Come ha ben spiegato Milly Buonanno, la fiction svolge molteplici funzioni sociali: prima di tutto arreda il nostro immaginario, mettendoci di fronte a mondi possibili, mondi che tutti noi desideriamo. La buona fiction, insomma, deve saper raccontare la società in cui viviamo. Il rischio? Quello di rimanere aggrappati ad un prodotto troppo nazionale, troppo italiano, che non è spendibile all’estero: secondo Luca Milano “la fiction italiana è prodotta fondamentalmente per il mercato italiano, (..) il vero prodotto internazionale è quello americano”.

L’identità della fiction nostrana rimane quello di raccontare l’Italia agli italiani: è una sorta di story tellling nazionale. Ma non solo. La fiction è stata e rimane lo specchio della nostra società: ha raccontato realtà drammatiche come la mafia e il terrorismo, ma anche eroi nostrani come Perlasca e il Papa buono e opere letterarie intramontabili come Pinocchio e i Promessi Sposi.

È così che motti come “una parola è poca e due sono troppe” di nonno Libero, gli arancini di Montalbano, la bicicletta di Don Matteo, l’osteria dei Cesaroni, diventano frasi, oggetti, luoghi familiari. Entrano a pieno titolo nella memoria collettiva, nell’immaginario in cui ci riconosciamo. Diventano racconti di casa nostra.