Un progetto d'integrazione: l'Orchestra di Piazza Vittorio
Un progetto d'integrazione: l'Orchestra di Piazza Vittorio

L'elevata concentrazione di immigrati, i processi di contaminazione e ibridazione culturale, fanno dell'Esquilino un luogo di osservazione privilegiato, atto a presentare in maniera eloquente il movimento epocale che investe le nostre vite. Incamminarsi in questo quartiere capitolino, significa intraprendere un viaggio alla scoperta di inedite forme di convivenza. Ed è proprio qui che 11 persone hanno iniziato insieme un'"avventura sonora" che li ha resi famosi in tutto il mondo. Un viaggio che li ha portati lontano da quel luogo che un decennio fa è riuscito ad ibridare un meraviglioso mix culturale e oggi, all'Esquilino, dell'Orchesta di Piazza Vittorio sembra restare solo un lontano ricordo.
L'integrazione tra le differenti etnie caratterizza le grandi metropoli e Roma nè è l'esempio. Basta pensare al quartiere Esquilino, conosciuto come il quartiere multietnico della capitale.
Simbolo di questa convivenza è l'Orchestra di Piazza Vittorio, fondata nel 2002 da Mario Tronco (tastierista degli Avion Travel) e Agostino Ferrente (documentarista).
L'Orchestra, composta da sedici musicisti provenienti da undici paesi differenti, ogni uno portatore di una propria cultura e una propria tradizione. Insomma, un isieme eterogeneo di colori, stili di vita, tradizioni culturali e religioni che si intrecciano in una convivenza che giorno dopo giorno diventa sempre più multietnica. Tante sono state le difficoltà a cui il gruppo ha dovuto far fronte prima di poter vedere la luce, in primis, quella di venire accettati da chi, purtroppo, al giorno d'oggi, vede gli immigrati non come persone ma come "scarti" della società. Oggi, l'Orchestra, vanta circa 300 concerti realizzati nei cinque continenti e tre album. Nel 2006 è stato girato il film documentario che racconta la storia dell'Orchestra. Presentato con grande successo al Festival di Locarno e al Tribeca Film Festival di New York (nonchè in altri festival internazionali), ha vinto numerosi premi tra cui il Golden Globe come miglior documentario. Il film è stato poi distribuito negli Usa e in molti altri Paesi. Nel docufilm, Ferrente, immortala con la sua telecamera, giorno dopo giorno, un pezzo di convivenza e d'integrazione nel nostro Paese, di un manipolo di rom, indiani, americani, arabi e africani, spinti dalla passione per la musica che rende ogni essere umano più vicino l'un l'altro: la musica come centro d'intergrazione sociale e culturale. E mai come in questo caso è vera la frase "tutte le strade portano a Roma", che lo stesso Ferrente utilizza all'inizio del docufilm, perchè ai protagonisti di questa storia è andata proprio così. Dal 2009, l'Orchestra si è esibita in vari festival europei, reinterpretando in chiave moderna ed etnica l'opera di Mozart: "Il flauto magico". Finanziata con l'auto-tassazione, l'OPV ha creato posti di lavoro e permessi di soggiorno per eccellenti musicisti di strada. Ma, al di là del valore politico e sociale, essa si fa portatrice di un contenuto musicale e artistico nuovo.
Un progetto che, nella fusione di suoni caratteristici di ogni etnia, non solo riesce ad integrare minoranze multietniche ma fa convivere al suo interno diverse realtà multiculturali. La storia di questo gruppo, lancia un messaggio di fratellanza e di convivenza tra diverse persone e soprattutto di diverse nazioni. L'OPV, in sintesi, è la descrizione di un ottimo modello d'integrazione razziale.