Occupy Wall Street Media
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Occupy Wall Street: la protesta, il movimento, la rivoluzione globale sui media 2.0
«Un anno dopo che un venditore di frutta tunisino si è dato fuoco, il dissenso si è diffuso in tutto il Medio Oriente, in Europa e Stati Uniti, rimodellando la politica mondiale e ridefinendo il potere dei popoli», con queste parole la celebre rivista Time ha eletto persona dell’anno The Protester, il contestatore.
La Primavera Araba, le proteste in Grecia, il movimento degli Indignados, poi la Global Revolution, infine Occupy Wall Street. Tra proteste, manifestazioni e cortei, il 2011 è stato per tutti l’anno della rivoluzione.
Il 15 ottobre 2011 è stata consacrata come giornata mondiale dell’indignazione, migliaia di persone, giovani e meno giovani, si sono mobilitati in tutto il mondo, rivendicando il proprio statuto di rappresentanza.
Non accadeva da anni.
Il movimento Occupy. Nella simbolica cornice di Zuccotti Park, già da alcune settimane gli attivisti del movimento Occupy Wall Street facevano sentire la loro voce sui grandi media, protestando contro la finanza, il sistema economico e contro le varie forme di disuguaglianza sociale.
«Ma che stiamo facendo? Perché continuare a soffrire in silenzio, a morire di lavoro, a imprecare per la fame se siamo noi stessi ad aver creato il gioco che ci sta schiacciando? Chi ci impedisce di fermarlo, se -insieme- decidiamo di cambiarlo?».
Dopo qualche giorno si moltiplicavano le manifestazioni a Seattle, Miami, Chicago, Boston.
Oggi Occupy Wall Street è il movimento globale che grida al mondo di aprire gli occhi, un po’ come Howard Beale nel film di Sidney Lumet incitava il suo pubblico ad alzarsi e ad urlare.
“We are 99%”, noi siamo il 99% della società, lo slogan dei contestatori di Wall Street è senza dubbio la frase dell'anno. Sta facendo il giro del mondo, diventando il manifesto della nuova generazione di indignati.
Finanziamenti 2.0 Se è vero che i giovani di Occupy possono godere di strumenti in grado di amplificare le voci e connettere i focolai di protesta grazie a Twitter o Facebook, è altrettanto vero che il movimento sta attirando migliaia di sostenitori grazie alla piattaforma Kickstarter, il sito che permette di trovare il sostegno finanziario necessario a chiunque abbia un progetto creativo da realizzare.
Il progetto. Il popolo 2.0 diffonde e finanzia la sua rivoluzione sulla rete, e ci riesce benissimo. L’idea arriva da un gruppo di giornalisti aderenti al movimento, che hanno deciso di lanciare sul web una raccolta fondi per il progetto Occupy Wall Street Media. L’obiettivo? Quello di fondare un giornale indipendente per raccontare la rivoluzione senza pressioni economiche di alcun tipo.
Occupied Wall Street Journal. «Se vogliamo una democrazia del popolo, allora dobbiamo costruire un media del popolo. Le due cose sono inseparabili». Il 30 settembre 2011, dopo soli due giorni di raccolta fondi, Occupy aveva il suo giornale. Secondo quanto rivelato a Wired dai promotori, ad oggi il progetto OWS Media ha raccolto più di 75mila dollari, donati da 1.700 sostenitori. Occupied Wall Street Journal è già al quarto numero e diffonde oltre 250 mila copie ad ogni pubblicazione.
E non è tutto, nuovi progetti sono in fase di realizzazione grazie ai fondi raccolti su Kickstarter: tre spot pubblicitari da diffondere sugli schermi nazionali, un fumetto sulla storia del movimento, un social network e un film documentario.
Il Social network Global Square. I geek di Occupy stanno sviluppando un social network chiamato Global Square, un’ alternativa open source focalizzata sui manifestanti, sugli indignati di tutto il mondo.
Il social network è uno strumento estremamente potente per la rivoluzione di Occupy, così come di tutte le rivoluzioni nell’era di internet. I media di stampo social hanno indubbiamente contribuito alla nascita della protesta globale, mettendo insieme i manifestanti di tutto il mondo.
Ma, piuttosto che fare affidamento sui giganti del social networking come Facebook o Twitter, il gruppo ritiene che sia giunto il momento di un proprio sistema di comunicazione on-line. Facebook è troppo esposto alla sorveglianza degli stati, a possibili provocazioni o interruzioni, lo stesso si può dire per Twitter.
Global Square sarà invece una piattaforma open source ma a ingresso limitato, potranno infatti accedervi solo gli attivisti o gli amici suggeriti dai seguaci di Occupy.
Il film documentario. La proteste di Wall Street saranno presto raccontate in un documentario, Occupy Love. Mentre, un altro progetto cinematografico ben più ampio è stato lanciato qualche giorno fa sempre sulla piattaforma Kickstarter: si chiama We Are Many, e analizzerà lo sviluppo di movimenti di piazza e le rivoluzioni globali degli ultimi anni.
Sarà anche per la retorica vincente, ma Occupy Wall Street Media continua ad attirare finanziatori. Se è vero infatti che Occupy deve molto al web, è pure vero che la rivoluzione esiste nelle piazze reali e non solo in quelle virtuali.