«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»
Riscrittura: Gergo giovanile
Autore: Ludovica Russo
/ per indicare pausa breve (al posto delle virgole e dei due punti) // per la pausa lunga (punti esclamativi e punti ) /// per i tre punti di sospensione.
Sto colle solitario m’è sempre stato caro/insieme a sta siepe d’arberi che non me fa spizzà st’orizzonte lontano //
Ma acculandomi dietro sta siepe e facendo i film mentali (o viaggiando)/illimitati
Ar di là de quella (siepe)/ce stanno silenzi sconosciuti all’omo/
ed una quiete profondissima/costruisco nella mia capocchia le pippe mentali/tanto che davanti a st’infinito mi viene quasi la strizza //
Però appena sento un po di gianna (fruscio del vento)passà tra i fuscelli/
Io subito sento st’infinito silenzioso ancor prima de sti rumori
inizio a viaggia pensando a sto tempo infinito/
ai vecchi tempi e a sta vita presente/
di cui m’arrivano le voci come ‘na caciara//
Così dentro st’immmensità/in questo infinito dello spazio e del tempo/si annega e si affoga il mio pensiero/ed è per me dorce naufragar dentro sto mar//
Ciao! Sono Valentina
Ciao! Sono Valentina Andolfi, Studentessa di psicologia della comunicazione a Milano. Mi piacerebbe sapere di più in merito agli argomenti qui trattati.... Valentina