Registrati | Login

La vita quotidiana come rappresentazione

Goffman in un dialogo

La vita quotidiana come rappresentazione

di MIKAELA MACCHIAROLI (07 02 2012)
 
 

 Testo: saggio “La facciata” tratto da E. Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna, Il Mulino, 1969.

Riscrittura: Spiegazione di termini tecnici tra due persone, Angelo che è molto informato e Marco che è semplicemente interessato. 
 
MARCO: “Cosa si vuole indicare realmente con la parola rappresentazione?”
ANGELO: “Si vuole indicare l'attività di un individuo, che si svolge nel periodo in cui lui si trova davanti ad un gruppo di osservatori, e riesce ad avere una certa influenza su di loro.”
MARCO: “La facciata è una parte della rappresentazione dell'individuo, vero?”

ANGELO: “Esattamente ed ha lo scopo di definire la situazione per tutte le persone che lo stanno osservando. La facciata, inoltre, costituisce l'equipaggiamento espressivo che l'individuo utilizza a suo piacere, ma anche involontariamente, durante la rappresentazione. La facciata è anche divisa in parti.”
MARCO: “Ah si! E quali sono?”
ANGELO: “L'ambientazione, che è l'insieme degli ornamenti, del mobilio e dell'equipaggiamento fisico, in pratica l'insieme di tutti quei particolari di sfondo che forniscono lo scenario per le improvvisazioni di azioni umane. Un'ambientazione tende ad essere ferma e coloro che se ne servono devono cominciare e terminare la loro azione in quel luogo.”
MARCO: “Quindi l'ambientazione non segue mai gli attori?”
ANGELO: “Lo fa solo in circostanze particolari e ne sono degli esempi le parate, i cortei funebri e le processioni. Queste eccezioni sembrano offrire una protezione agli attori sacri. Questi ultimi devono essere distinti dagli attori profani, del tipo di venditori ambulanti, che spostano il loro luogo di lavoro tra un'azione e l'altra.”
MARCO: “Perché, se ho capito bene, un sovrano può essere troppo sacro e un venditore ambulante troppo profano per meritare un'ambientazione fissa.”
ANGELO: “Giusto! Considerando l'aspetto scenico della facciata possiamo pensare ad un soggiorno di una casa particolare e ad un ristretto numero di attori.”
MARCO: ”Ho capito! In futuro, mi piacerebbe soffermarmi di più sull'attrezzatura semantica, che per brevi periodi gli attori possono considerare come propria. Invece tu sai dirmi altro riguardo le ambientazioni?”
ANGELO: “Si, molte lussuose ambientazioni possono essere affittate da chiunque, da chi logicamente se lo può permettere. Questo è tipico dei paesi dell'Europa occidentale. Faccio un altro esempio, per spiegarti meglio, e prendo come oggetto la professione medica: per un dottore il vero obiettivo e quello di arrivare a lavorare nei grandi ospedali, così come sempre meno professionisti considerano la propria ambientazione come qualcosa che si possa chiudere alla sera.”
MARCO: “Quindi se ho capito bene, se prendiamo la parola ambientazioneper riferirci alle parti sceniche di un equipaggiamento espressivo, possiamo usare il termine facciata personale per riferirci alle altre parti dell'equipaggiamento espressivo che identifichiamo con l'attore stesso e che lo seguiranno ovunque.”
ANGELO: “Benissimo, è proprio così.”
MARCO: “Quali sono gli elementi che compongono la facciata personale?”
ANGELO: “Il vestiario, il sesso, i distintivi di rango, l'età, le caratteristiche razziali, la taglia, il modo di parlare e di comportarsi e l'espressione del viso, questi sono tutti gli elementi che compongono la facciata personale. Alcuni di questi strumenti semantici, come le caratteristiche razziali, non variano nel tempo, altri invece sono transitori, ad esempio le espressioni del viso, e tendono a variare durante le azioni.”
MARCO: “Ho letto che bisogna distinguere in apparenza e maniera gli stimoli che formano la facciata personale, è corretto?”
ANGELO: “Si, il termine apparenza indica gli stimoli che suggeriscono gli status dell'attore o che ci informano della condizione rituale vissuta dall'individuo e ci dicono quindi se egli è impegnato in un'attività ufficiale, in un lavoro o in una semplice fase del ciclo vitale.”
MARCO: “Ho capito. E il termine maniera?”
ANGELA: “La parola maniera indica quegli stimoli la cui funzione, in un dato momento, è quella di avvisarci del ruolo interattivo che l'attore pensa di svolgere nella situazione che sta per verificarsi.”
MARCO: “Adesso mi è tutto chiaro. Grazie Angelo per essere stato così disponibile e per avermi spiegato tutto.”
ANGELO: “Di niente, e quando hai qualsiasi altro dubbio puoi chiedere tranquillamente.”
MARCO: “Grazie.”