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Legge 30 dicembre 2010, n.240

Articolo 21 romanzesco

Legge 30 dicembre 2010, n.240

di MARCO BALDI (07 02 2012)
 
 

Art. 21.
(Comitato nazionale dei garanti per la ricerca)

Al fine di promuovere la qualita` della ricerca e assicurare il buon funzionamento delle procedure di valutazione tra pari previste dall’articolo 20, e` istituito il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (CNGR). Il CNGR e` composto da sette studiosi, italiani o stranieri, di elevata qualificazione scientifica internazionale, appartenenti a una pluralita` di aree disciplinari, tra i quali almeno due donne e due uomini, nominati dal Ministro, il quale sceglie in un elenco composto da non meno di dieci e non piu` di quindici persone definito da un comitato di selezione. Il comitato di selezione, istituito con decreto del Ministro, e` composto da cinque membri di alta qualificazione, designati, uno ciascuno, dal Ministro, dal presidente del Consiglio direttivo dell’ANVUR, dal vice presidente del Comitato di esperti per la politica della ricerca (CEPR), dal presidente dell’European Research Council, dal presidente dell’European Science Foundation.
2. Il CNGR indica criteri generali per le attivita` di valutazione dei risultati, tenendo in massima considerazione le raccomandazioni approvate da organismi internazionali cui l’Italia aderisce in virtu` di convenzioni e trattati; nomina gli studiosi che fanno parte dei comitati di selezione di cui al comma 1 dell’articolo 20 e coordina le attivita` dei comitati suddetti; subentra alla commissione di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita` e della ricerca 26 marzo 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2004, nonche´ alla commissione di garanzia prevista per i programmi di ricerca di interesse nazionale. Le predette commissioni sono soppresse dalla data in cui sono nominati i componenti del CNGR. Con specifici accordi di programma dotati di adeguata copertura degli oneri da essi derivanti, il CNGR puo` provvedere all’espletamento delle procedure di selezione dei progetti o programmi di ricerca attivati da enti pubblici o privati. Nell’esercizio delle sue funzioni, il CNGR si avvale delle risorse umane, strumentali e finanziarie del Ministero relative alle attivita` contemplate dal presente comma.
3. La spesa per il funzionamento del CNGR e per i compensi relativi alle procedure di selezione e valutazione dei progetti di ricerca e` compresa nell’ambito dei fondi riguardanti il finanziamento dei progetti o programmi di ricerca, per un importo Esame massimo non superiore al 3 per cento dei predetti fondi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il decreto del Ministro che nomina i componenti del CNGR determina le indennita` spettanti ai suoi componenti.
4. Il CNGR definisce le proprie regole di organizzazione e funzionamento ed elegge al proprio interno il presidente, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. I dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa per la durata del mandato. I componenti del CNGR restano in carica per un triennio e non possono essere nuovamente nominati prima che siano trascorsi almeno cinque anni. Essi cessano automaticamente dalla carica al compimento del settantesimo anno di eta`. Se uno dei componenti cessa dalla carica prima della scadenza del proprio mandato, il componente che viene nominato in sostituzione resta in carica per la durata residua del mandato. Il predetto componente e` scelto dal Ministro nello stesso elenco di cui al secondo periodo del comma 1.
5. In sede di prima applicazione, mediante sorteggio, sono individuati due componenti del CNGR che durano in carica due anni e tre componenti che durano in carica tre anni. Il CNGR predispone rapporti specifici sull’attività svolta e una relazione annuale in materia di valutazione della ricerca, che trasmette al Ministro, il quale cura la pubblicazione e la diffusione dei rapporti e delle relazioni del CNGR.
 
Riscrittura: romanzesco
Autore: Marco Baldi
 
Entrò nel suo appartamento, si tolse lo spolverino e lo depose stancamente su una sedia. Dalla finestra, la luce della luna illuminava flebilmente il monolocale. Si accasciò sul divano e con studiata calma, quasi stesse recitando per un pubblico invisibile, si accese una sigaretta. Espirando, ripensò a quello che aveva saputo in quei giorni e al perché fosse lì.
Dunque, era stato istituito questo CNGR, comitato nazionale dei garanti per la ricerca. Tutto questo, chiaramente, per promuovere la qualità della ricerca stessa e far sì che le procedure funzionassero a dovere e secondo il giusto iter. Non gli era sembrata una cattiva idea, all’inizio. Questo CNGR era composto da sette studiosi, italiani o stranieri, e dovevano figurare almeno due uomini e due donne. Per evitare casi di evidente maggioranza sessista. Pensò. Era abbastanza ovvio.
Questi studiosi dovevano essere persone molto importanti e qualificate, riconosciute internazionalmente per i loro meriti scientifici in diversi ambiti disciplinari. Certo, si disse. Non si può mica pretendere di far ricoprire tale ruolo ai primi passanti per strada. No, no, dovevano essere persone importanti. Persone MERITEVOLI. Era giusto così. 
Inspirò un’altra boccata e lentamente espirò.
Queste sette persone venivano scelte dal Ministro da un elenco compilato da un comitato di selezione – e anche questo comitato era composto da membri di alta qualificazione, mica pizza e fichi. Ognuno di questi cinque membri era scelto da persone diverse, immaginò per evitare preferenze. Ovvio, ovvio.
Ma cos’era che faceva nel concreto questo CNGR? Si sforzò per riportare alla memoria tutti i particolari, con l’obiettivo di avere un quadro complessivo dettagliato. Erano cose che avrebbe dovuto fare anche lui, dopotutto. Voleva avere ben chiaro cosa aveva perso.
A quanto ricordava, il CNGR indicava criteri generali per le attività di valutazione dei risultati – chiaramente tenendo conto delle raccomandazioni approvate da organismi internazionali cui l’Italia aderisce in virtù di convenzioni e trattati. Una sorta di giudice influenzabile da accordi esterni e precedenti alla formazione del congresso stesso. Ma era così che andava il mondo, si disse. Non si possono escludere gli altri e far finta che non ci siano. Solo i pazzi sono per gli eccessi – bisogna trovare il giusto mezzo, andare d’accordo con chi ci vive intorno, tenere sempre a mente che non ci siamo solo noi e blablabla.
Ma non era tutto qui.
Il CNGR nominava gli studiosi che avrebbero fatto parte dei comitati di selezione e ne coordinava le attività. Inoltre, aveva a che fare con una certa commissione specificata meglio in un qualche misterioso comma di chissà quale articolo. Qualcosa attinente la ricerca, magari a livello di interesse internazionale, ci avrebbe giurato.
Sorrise. Sembrava una gran cosa, utile al progresso del paese. Inoltre, pensò, il mantenimento di questo CNGR (che poi, rifletté, era la parola “canguro” senza le vocali. Vengono in mente strane cose, spesso.) non avrebbe gravato ulteriormente ai cittadini: la finanza pubblica non ne avrebbe risentito. Il costo del funzionamento del CNGR, infatti, era pari al 3 per cento dei fondi riguardanti il finanziamento dei progetti o programmi di ricerca e dunque non implicava spese aggiuntive. Ottima cosa.
E chiaramente il decreto del Ministro che nominava i membri del CNGR determinava anche le loro indennità. Che, ci avrebbe scommesso, sarebbero state alte.
Questi membri del CNGR restavano in carica tre anni, e non potevano essere rieletti prima di altri cinque, anche se, al compimento del settantesimo anno di età, la loro carica cessava automaticamente.
E vorrei anche vedere, pensò.
La sigaretta era finita da un pezzo e tutto ciò che testimoniava la sua passata esistenza in questo mondo era un mucchietto di cenere sul pavimento. Buttò la cicca per terra e si passò una mano tra i capelli. Non era stato neanche preso in considerazione. Lui. Che aveva fatto più di tutti gli altri idioti bicentenari che si sarebbero seduti su quelle poltrone a occupare il SUO posto nel CNGR. Dopo tutto quello che aveva fatto! Tutto quello che aveva dato! Meriti che sarebbero andati a qualcun altro, e sapeva anche a chi. Probabilmente quel rifiuto sarebbe persino diventato presidente interno, con maggioranza magari anche superiore ai due terzi.
E ora lui viveva in un monolocale in periferia, chiamato in un paese che non era il suo con l’inganno, derubato dei suoi meriti.
Cosa avrebbe fatto adesso?
All’improvviso, gli tornò in mente la pistola che teneva nascosta nel doppiofondo della sua valigia da viaggio.