Lettera dalla prigionia al papa Paolo VI
Lettera dalla prigionia al papa Paolo VI
Lettera dalla prigionia di Aldo Moro al Papa Paolo VI
A Papa Paolo VI
Beatissimo Padre,
nella difficilissima situazione nella quale mi trovo e memore della paterna benevolenza che la Santità Vostra mi ha tante volte dimostrato, e tra l’altro quando io ero giovane dirigente della Fuci, ardisco rivolgermi alla Santità Vostra, nella speranza che voglia favorire nel modo più opportuno almeno l’avvio di quel processo di scambio di prigionieri politici, dal quale potrebbero derivare, in questo momento estremamente minaccioso, riflessi positivi per me e la mia disgraziata famiglia che per ragioni oggettive è in cima alle mie angosciate preoccupazioni. Immagino le ansie del Governo. Ma debbo dire che siffatta pratica umanitaria è in uso presso moltissimi governi, i quali danno priorità alla salvezza delle vite umane e trovano accorgimenti di allontanamento dal territorio nazionale per i prigionieri politici dell’altra parte, soddisfacendo così esigenze di sicurezza. D’altra parte, trattandosi di atti di guerriglia, non si vede quale altra forma di efficace distensione ci sia in una situazione che altrimenti promette giorni terribili. Avendo intravisto qui nella mia prigione un severo articolo dell’Osservatore, me ne sono preoccupato fortemente. Perché quale altra voce, che non sia quella della Chiesa, può rompere le cristallizzazioni che si sono formate e quale umanesimo più alto vi è di quello cristiano?
Perciò le mie preghiere, le mie speranze, quelle della mia disgraziata famiglia che la Santità vostra volle benevolmente ricevere alcuni anni fa, s’indirizzano alla Santità vostra, l’unica che possa piegare il Governo italiano ad un atto di saggezza. Mi auguro si ripeta il gesto efficace diS.S. Pio XII in favore del giovane Prof. Vassalli, che era nella mia stessa condizione.
Voglia gradire, Beatissimo Padre, con il più vivo ringraziamento per quanti beneficeranno della clemenza, i più devoti ossequi.
Aldo Moro
RISCRITTURA: TESTO GERGALE. GERGO GIOVANILE DEI RAGAZZI DI ROMA.
AUTORE: ASIA GALLI
Bella Paolo,
sto popo nella merda e me ricordo della simpatia che c'avevi pe me quanno me la comannavo alla Fuci, quindi te sto a chiede se me poi da na mano pe da er via allo scambio degli ingabbiati politici, così è na svorta sia pe me che pe la famiglia mia, che è er core mio. Me posso immaginà quello che sta a patì er governo. Ma devo dì che nell’artri paesi se preoccupano de salvà il culo alla gente e se inventano i modi pe allontanà dall’orticello loro i prigionieri politici, pe stai più tranquilli. Purtroppo questo è l'unico modo pe evità bordelli. Te sto a di questo perchè qua dentro, do m'hanno rinchiuso, sta a girà n'articolo der giornale l'Osservatore e me sto a preoccupà de brutto. L'unico che non me pò piscià sei tu pa, ce sta de mezzo pure la famiglia mia, vedi n'pò de fa smove sto governo. Speriamo che tu me sarverai come Pio ha sarvato er professore Vasalli che stava nella merda come me.
Pa, te ringrazio anche pe quelli che se sarveranno in futuro.
Bella,
Aldo Moro