Meno male che Celentano c’è!!
Meno male che Celentano c’è!!

La liturgia si è rotta. La messa cantata ha perso il suo valore. Nonostante la presenza del “Predicatore” e di tanti “improvvisati” chierichetti. La prima serata del 62° Festival di Sanremo, andata in onda ieri sera, ha ottenuto nella prima parte un ascolto di 14.378.000 telespettatori, share 48,50% e nella seconda, 8.451.000 55,23%. Il netto tra le due parti è stato di 12.762.000 49,70% di share.
Una prima confusionaria, improvvisata, imbarazzante. Non ci sono altri aggettivi per definire l’esordio sanremese che ha puntato tutto sulla presenza di Celentano. L’ingresso del “Molleggiato” viene preceduto da un dirompente e vorticoso effetto visivo e coreografico che mostra aerei in picchiata, bombe, mitragliatori, Apocalypse Now in Riviera, l'Ariston in (immaginifiche) fiamme. E poi arriva Joan Lui che regala uno "spettacolo nello spettacolo", quasi un ora di performance nella quale attacca i preti: «Non parlano mai della cosa più importante: perché siamo nati?
Perché non parlano del paradiso?»; i giornali “Famiglia Cristiana” e “l'Avvenire” che “andrebbero chiusi”, che peccano di ipocrisia; seguono critiche alla Consulta che ha bocciato il referendum sulla legge elettorale violando il principio costituzionale della sovranità popolare, accuse alla Francia e alla Germania di aver imposto alla Grecia l'acquisto di armamenti in cambio degli aiuti europei, il governo Monti definito "materiale di ottima resistenza apparentemente indipendente facile all'ossido dei partiti", qualche battuta verso il direttore generale della Rai Lorenza Lei, colpevole di aver allontanato Santoro.
Prima e dopo Celentano si esibiscono i 14 artisti in gara. Dovrebbero esserne eliminati due ma accade l’imprevedibile: si verifica un malfunzionamento del sistema elettronico e alla giuria vengono date carta e penna (questi i momenti in cui si rimpiange l’applausometro!!) ma, alla fine della serata, si decide di sospendere le votazioni (non è mai accaduto in 62 anni!!). E il pubblico (i giurati, in particolare) non gradisce per nulla, nonostante le rassicurazioni di Morandi e Papaleo.
Uno spettacolo, come si è visto, interamente cannibalizzato dal tormento e dal format Celentano e, inevitabilmente, l’attenzione della stampa e le critiche del day after sono interamente rivolte pro o contro Celentano, le sue parole, i suoi attacchi (giusti o sbagliati che siano).
Eppure il vero problema non è ciò che ha detto Celentano. È ovvio che le esternazioni passeggere del “Molleggiato” non rischiano di far chiudere i due giornali: ci mancherebbe! E il signor Grasso non smetterà certo di continuare a criticare, a volte senza giusta causa, programmi televisivi e conduttori!!
Ancora una volta, come accade spesso in questo Paese, si guarda la pagliuzza nell’occhio di un cantante, invece delle profonde travi che attraversano l’occhio della Rai, racconto di una nazione ed espressione di un atteggiamento ipocrita e falso che si alimenta di perbenismi e silenzi. Non riconoscendo che bisogna essere geni o fuori misura per affrontare il tema della vita terrena del paradiso e della Chiesa in prima serata su Rai Uno. Molto strano che nessuno di quelli che scrivono e parlano oggi non si è accorto di quanto il qualunquismo (forse mascherato d’altro) sia in onda tutti i giorni.
La bomba Celentano ha messo in luce intorno a sé soprattutto la presenza di un sistema autorale fallimentare non dotato della pur minima capacità creativa e scrittoria; ha evidenziato le incertezze di un festival che sembra andare sempre più alla ricerca di un conduttore, un timoniere in grado di condurre in porto, con destrezza e professionalità, la nave Sanremo. Tutto si svolge in un’atmosfera da paese-per-vecchi; un paese dove il copione è scritto velocemente e male e se qualcosa non funziona, privi del cordone ombelicale col gobbo elettronico, i personaggi sul palco - che il gobbo manovra come marionette - non sanno più che fare.
Una Rai che giunge al commissariamento (certo l’invio di Marano a coordinare con potere d’intervento il lavoro del Festival di Sanremo). Cosa mai successa in passato.
La preoccupazione non è o non dovrebbe essere Celentano ma la festa del vuoto, del nulla, della caduta della professionalità cui si è assistito ieri sera. Più che un Festival tecnico o commissariato avremmo urgente bisogno di competenze, professionalità e merito.
E non mi preoccupa tanto Adriano ma quelli che continuano a criticarlo senza riuscire a cogliere la rabbia di un indignato, il sogno di pace di un essere umano, l’incandescente libertà di pensiero di un uomo. Anche se, a pensarci bene, come recitava la famosa espressione latina, “nessuno è profeta in patria”.