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Quando la radio era un nuovo medium

Il libro di Denunzio

Quando la radio era un nuovo medium

di DAVIDE BORRELLI (15 02 2012)
www.flickr.com/photos/x-ray_delta_one/4870722078
 

 Studiare una vecchia tecnologia della comunicazione come la radio nel momento in cui, negli anni ’30, essa veniva ancora considerata un “nuovo medium”, è un tipo di indagine particolarmente raccomandabile in quanto ci consente di ricostruire l’ampio ventaglio di possibilità di definizioni e di uso, all’interno delle quali il medium radiofonico si è poi ritagliato la sua specifica nicchia evolutiva.

Se poi nella ricerca sugli albori della radiofonia ci facciamo accompagnare da un testimone d’eccezione quale fu Walter Benjamin, che per qualche anno prestò la sua opera di autore - anzi di “produttore”, come lui stesso amava teorizzare coerentemente con una prospettiva di materialismo storico - presso alcune emittenti tedesche, allora assume ancora più valore la ricostruzione del dibattito sulla radio che Fabrizio Denunzio propone in questo volume confrontando le posizioni teoriche dello stesso Benjamin con quelle di Adorno, così come il loro diverso modo di interpretare il ruolo di autore e perfino di speaker radiofonico.

Secondo Benjamin la radio rappresentava un nuovo modo di comunicare (il broadcasting) capace di raggiungere direttamente le massi popolari. Fino ad allora per rivolgersi a questo tipo di pubblico si erano adoperati gli stessi media (quelli alfabetici) usati nelle comunicazioni scientifiche indirizzate a lettori competenti. Ma con la radio un nuovo tipo di consumatore faceva il suo ingresso nella sfera dei processi culturali, l’ascoltatore non necessariamente dotato di competenze alfabetiche. E con esso sarebbe cambiata radicalmente anche la natura della fruizione oltre che la qualità dei contenuti comunicati: per Benjamin ad esempio, non si sarebbe più dovuto concepire la divulgazione scientifica come una trasmissione “dalla scienza al pubblico” bensì come un movimento “dal pubblico alla scienza”, il che avrebbe necessariamente impresso una profonda trasformazione in senso democratico sulla “materia di studio” e sulla “scienza stessa”.
Di tutt’altro tenore il giudizio di Adorno sul mezzo radiofonico, considerato alienante e regressivo:dal suo punto di vista,  i radioascoltatori che fruivano di musica leggera non erano semplicemente infantili, ma addirittura “infantilistici” in quanto “la loro primitività non è quella dell’individuo non sviluppato, ma quella dell’individuo respinto e bloccato coattivamente in uno stadio anteriore”. Una differenza di opinione sulla radio che traduce una netta distanza da Benjamin sul piano della politica culturale, di cui Adorno non condivide il progetto di impiegare i mezzi di comunicazione di massa al fine di promuovere processi di emancipazione sociale.
È un dibattito, quello al quale ci riconduce il prezioso e documentato lavoro di Denunzio, che può risultare di grande utilità in tempi, come quelli attuali, segnati da ricorrenti polemiche sul presunto degrado culturale di cui, a giudizio di alcuni, sarebbe responsabile il nuovo protagonista della comunicazione, ossia l’ “uomo nella rete”, il navigatore online. Anche in questo caso, piuttosto che deplorare la sua “stupidità” o la sua “barbarie” in base a criteri di giudizio che risalgono ad altre piattaforme mediali e tradizioni culturali, sarebbe forse più produttivo, seguendo la lezione di Benjamin, comprendere e valorizzare le trasformazioni che investono i fondamenti del sapere nel momento in cui la rete diventa la principale infrastruttura della conoscenza. Per dare un’idea di quanto Benjamin risulti ancora oggi metodologicamente importante per comprendere le poste in gioco culturali della comunicazione, basti pensare a quanto sia attuale la questione di che cosa significhi conoscere all’interno di un ambiente cognitivo come internet, in cui “i fatti non sono fatti, gli esperti sono ovunque e la persona più intelligente della stanza è la stanza”, per citare il sottotitolo del più recente volume di David Weinberger (All Big to Know, 2012).
 
  • L’uomo nella radio. Organizzazione e produzione della cultura in Walter Benjamin, Giulio Perrone editore, Roma 2012; pagg. 120, euro 12.