"Nel futuro, geolocalizzazione e sincronizzazione tra piattaforme"
"Nel futuro, geolocalizzazione e sincronizzazione tra piattaforme"

Con Facebook ben saldo nella sua posizione di leadership, Twitter sempre più lanciato nella sua ascesa verso il mainstream e Pinterest che sembra affacciarsi in maniera convincente nel panorama dei social network, i numeri di traffico ci restituiscono una geografia del web sempre più liquida (definizione e dati presi da vincos.it).
Piuttosto che sbilanciarci in azzardate profezie su una piattaforma social in grado di sbaragliare la concorrenza nel futuro più o meno recente, abbiamo contattato un’esperta del settore, Francesca Comunello, per analizzare questo variegato mondo nel tentativo di intuirne direzioni e tendenze.
Bisogni ancestrali. Innanzitutto, un chiarimento sulla questione più fondante: i social network sites rispondono a bisogni ancestrali degli individui? Questo il suo pensiero: «Non so se si possa parlare proprio di bisogni “ancestrali”, ma senza dubbio i social network sites rappresentano ulteriori ambienti nei quali le persone articolano le proprie relazioni sociali e le proprie proiezioni identitarie. Attraverso di essi risultano enfatizzate alcune dimensioni come l'autoriflessività e le pratiche di multitasking».
Tra i bisogni che si ritiene questi siti siano in grado di soddisfare ci sarebbero anche quelli di (auto)stima e status. La Comunello concorda: «Certamente, soprattutto in alcuni ambienti, questa dimensione è uno degli elementi che caratterizza la presenza, perlomeno, di alcuni utenti. Il numero di follower su Twitter o di lettori del nostro blog sono percepiti come segni della nostra capacità di influenzare settori più o meno ampi dei nostri network relazionali. Si tratta di una dimensione del tutto naturale e, in origine, non diversa dalle dinamiche che possiamo osservare anche offline». La professoressa mette poi in guardia dalle possibili deformazioni che possono scaturire dalla possibilità offerta dai social media di tracciare, monitorare e quantificare questa capacità d’influenza: «In un simile contesto può scattare, come ad esempio sollevato recentemente da Repubblica.it, la corsa ad accaparrarsi follower con mezzi quantomeno discutibili, talvolta ricorrendo a società che – a pagamento – procurano “falsi follower”».
Moda. Il bisogno di visibilità potrebbe suggerire che la scelta di apparire sui social network sites e di optare per uno piuttosto che un altro sia solo il risultato di una moda. A tal proposito, la studiosa tiene a precisare che è necessario fare una distinzione: «Se consideriamo le singole piattaforme possiamo parlare di “moda”, se invece ci riferiamo in termini più generali a strumenti che consentono di articolare le nostre relazioni sociali e le nostre proiezioni identitarie anche attraverso il supporto delle tecnologie digitali, credo che il processo sia di più lungo periodo. Per quanto oggi possa sembrare strano, è ragionevole che negli anni Facebook possa essere soppiantato da altre piattaforme; ritengo invece che continueremo a utilizzare le tecnologie digitali come supporto per le nostre pratiche relazionali».
Incalzata sugli effetti che queste piattaforme hanno sui nostri comportamenti relazionali, appare scettica: «Non parlerei di effetti perché vorrebbe dire appoggiare una visione deterministica; rifletterei piuttosto sulle interazioni complesse tra le caratteristiche strutturali delle piattaforme digitali e le pratiche sociali che si sviluppano con il loro supporto. Le persone sviluppano norme di comportamento e stili d'uso a partire dai vincoli e dalle opportunità offerte dalle piattaforme, arrivando in alcuni casi a orientarle rispetto ai propri obiettivi (si pensi, ad esempio, al retweet)».
La professoressa individua alcuni elementi di discontinuità caratteristici di questi ambienti che li differenziano da altri contesti: «Penso innanzitutto alla maggiore autoriflessività, al crescente ruolo del multitasking e alla possibilità di far circolare informazioni su scala più ampia attraverso la funzione del retweet. Quest'ultima possibilità può avere serie implicazioni rispetto alla collisione dei contesti sociali nei quali normalmente operiamo».
Futuro. Esaurita l’analisi sul presente, la conversazione si sposta poi inevitabilmente sugli scenari futuri. Proviamo, con l’aiuto della Comunello, ad individuare la direzione verso cui dovrebbe rivolgersi un social network site che si propone di catturare l’attenzione del grande pubblico. Ci dice: «Premesso che i processi di adozione delle tecnologie sono tutt'altro che prevedibili, se devo delineare delle linee di tendenza credo che ad oggi non abbiamo ancora colto fino in fondo le potenzialità della geolocalizzazione e, più in generale, della connettività da dispositivi mobili. Un nuovo SNS deve essere in grado di differenziarsi in modo significativo dai precedenti, senza comportare un eccessivo dispendio temporale per i suoi utenti. In tal senso, forme di sincronizzazione tra piattaforme, purché attivate in modo selettivo, possono rappresentare una valida ipotesi».
Impossibile non chiedere alla professoressa una battuta su Pinterest, il social network del momento: «Tra i suoi punti di forza ha la velocità e la forza espressiva delle immagini, ma anche il suo orientamento agli interessi e alle passioni degli utenti, che rappresentano elementi centrali nelle proiezioni identitarie degli utenti e decisivi nelle relazioni interpersonali. Il ruolo della fotografia non è stato ancora sufficientemente esplorato. Basti pensare che, per quanto possa sembrare strano, il principale sito di photo sharing al mondo è Facebook. La condivisione di foto e immagini, già ampiamente diffusa oggi, vedrà un'ulteriore crescita parallelamente alla diffusione degli smartphone (che consentono la condivisione delle foto in tempo reale)».
Facebook Vs Twitter. Infine, chiediamo all’esperta di social media una riflessione sull’eterno dualismo tra gli utenti di Facebook e Twitter. Il 7 marzo scorso, il sito fondato da Mark Zuckerberg è risultato “non raggiungibile” in Europa per alcune ore; alla disperazione degli utenti impossibilitati ad accedere al sito ha fatto da contraltare l’esultanza degli utenti di Twitter. Ci spiega: «Dietro questo modo di vivere la sfida tra social network c'è certamente un atteggiamento elitario di alcuni degli utenti di Twitter, soprattutto di quelli della prima ora, che tendono a considerare Facebook come uno strumento più di massa mentre percepiscono Twitter come uno strumento orientato ad argomenti alti. Il dato paradossale è che la maggior parte degli utenti di Twitter è anche su Facebook. Un simile atteggiamento è stato ulteriormente enfatizzato nel momento in cui gli utenti di Twitter, in Italia, sono aumentati notevolmente, anche sulla scorta dell'ingresso nella piattaforma di star della tv generalista. C'è chi ha lamentato una sorta di massificazione di Twitter, mentre alcuni utenti della prima ora hanno iniziato a cercare nuove piattaforme su cui spostare le proprie discussioni (identi.ca è una di queste)».