Registrati | Login

Affitti in nero e conti in rosso

Fuori sede, qualche problema in più

Affitti in nero e conti in rosso

di MAURIZIO FEDELI, ALESSANDRO SPADONI, PAOLO VACCARO (06 06 2012)
Alessandro Spadoni, Paolo Vaccaro, Maurizio Fedeli
  

Ogni anno sono molti i ragazzi che emigrano in un'altra città per motivi di studio, ma la vita di un universitario non è per niente facile. Egli, infatti, specialmente se fuori sede, incontra le più diverse problematiche e deve affrontare svariate difficoltà. Si comincia con i problemi relativi all’alloggio, poi arrivano quelli di sapersi e doversi gestire da soli per quanto concerne le spese, il vitto, le pulizie personali e degli spazi comuni, i mezzi pubblici (di recente è stato aumentato anche il costo del biglietto) e, in ultimo, lo studio.



I trasferimenti in altra sede avvengono per i motivi più disparati, ma quasi sempre ciò avviene perché nella città dove si è nati e cresciuti non c’è l'università o il corso di laurea prescelto. Come si muove in questo caso chi ha finito le scuole superiori ma vuole comunque continuare a studiare? Chi può permetterselo, chi riesce a convincere i genitori, emigra verso una città universitaria (in genere l'esodo è da sud verso nord, come al solito!) ma non tutti hanno alle spalle una famiglia facoltosa che può mantenerli senza problemi nella nuova città. La maggior parte dei fuori sede rinuncia in partenza a un alloggio presso la Casa dello Studente, visto l'esiguo numero di posti messi a disposizione dagli enti per il diritto allo studio. Se non si ottiene un posto letto dall'ADISU e non si è abbastanza meritevoli per aspirare a una borsa di studio presso un collegio universitario, bisognerà sborsare di tasca propria centinaia e centinaia di euro al mese per affittare una stanza o anche solo un posto letto nella nuova città. In Italia non mancano di certo gli atenei dove proseguire gli studi, ma lo spostamento di numerosi fuori sede si rivolge verso le eccellenze universitarie. Tra queste, le più care sono sempre Milano e Roma, dove ai generali costi della vita quotidiana vanno aggiunte le spese di locazione. Nella capitale si va da un minimo di 300 euro, per un posto letto in una camera in coabitazione, a un massimo che supera anche i 550 euro per una camera a uso singolo. Spesso lo studente si rivolge ad affittuari privati, andando così a rendere sempre più fiorente il mercato immobiliare dei contratti in nero, che negli ultimi anni ha persino visto un aumento progressivo dei prezzi. Il più delle volte, capita anche che quella che veniva spacciata per una "ampia e luminosa camera arredata e in stabile signorile", si rivela un tugurio. Senza parlare del fatto che l’assenza di un  regolare contratto di locazione lascia lo studente completamente in balia degli umori del proprietario di casa che, oltre ad arricchirsi alle loro spalle, non paga nemmeno le tasse e potrebbe in qualsiasi momento mandarlo via lasciandolo in mezzo alla strada.

Per avere un dato complessivo di quanto sia oneroso per una famiglia mantenere uno studente fuori sede, alle spese per l’affitto e per il sostentamento vanno sommate quelle “fisse”, relative alle tasse universitarie (1000 euro circa annue per gli atenei pubblici italiani), all’acquisto dei libri di testo (500 euro circa annui negli atenei pubblici italiani), che rappresentano solo una piccolissima parte dell'ammontare complessivo.
Per i tanti universitari fuori sede, quindi, purtroppo la vita oltre a serate in casa con amici e alla possibilità di fare un po’ quello che si vuole, non porta tante gioie. Studiare fuori casa diventa sempre più dispendioso e spesso gli studenti si trovano costretti a dover tagliare i costi o a trovare un lavoro per incrementare le entrate economiche, con ulteriori perdite di tempo e denaro, dato che così facendo ci si espone al rischio di vedere aumentare gli anni accademici, moltiplicando così le tasse da pagare e gli affitti.