Il dilemma della doppia P
Il dilemma della doppia P

I diversi modi di pensare il mondo universitario, le opinioni della gente che dell'Università ha solo sentito parlare e di chi invece la vive quotidianamente. Due diverse opinioni che confluiscono in un unico tema: Università pubblica o privata?
L’università rappresenta il patrimonio culturale di un Paese, un percorso di crescita e di ambizioni, un luogo vissuto appieno dai giovani che credono in quello che fanno. Ma come la nostra società immagina e si rapporta a questo mondo carico di stereotipi e in fondo poco conosciuto da chi ci sta dentro? Com’è concepita l’università italiana dagli studenti e cosa ne pensa la gente comune circa la sua qualità?
Mille dubbi si affollano nella mente delle persone che dell’università ha soltanto sentito parlare e di giovani che invece passano la maggior parte della giornata in quelle aule che rappresentano la loro speranza per il futuro. Tra i molteplici interrogativi il dubbio che domina sovrano è: qual è la vera differenza tra l’università pubblica e quella privata?
In Italia sono presenti 62 università statali, ma anche l’offerta universitaria privata è molto ampia, ed è composta da nomi importanti, come la Bocconi, la LUISS, la IULM, la Cattolica, tutti atenei da tempo consolidati nella cultura italiana. Tra le private, alcune sono promosse da enti pubblici, altre, le più numerose, da soggetti privati. Negli ultimi anni si sono inoltre sviluppate le università telematiche non statali che aprono ancora un’altra prospettiva di insegnamento che non richiede la compresenza fisica degli studenti. Tanti i cambiamenti che in questi anni si stanno avendo all’interno delle università italiane che però nello stesso tempo continuano ad avere delle strutture vecchie che spesso appaiono poco adatte a formare le nuove figure lavorative che il mondo del lavoro richiede.
La linea divisoria tra la dimensione universitaria pubblica e quella privata non appare netta, ognuno dei percorsi che si possono intraprendere ha delle caratteristiche proprie e andando ad analizzare i diversi stili di vita, sembra emergere un diverso modo di concepire, affrontare e considerare l’università da parte di studenti della pubblica e della privata.
In linea generale, gli studenti dell’università privata hanno un rapporto più serio nei confronti del corso di studi intrapreso. Si sentono totalmente coinvolti dalla vita accademica e considerano i loro studi come principale attività della loro vita, inoltre hanno molta stima dei docenti che gli forniscono ogni giorno tante nozioni. Si svegliano al mattino presto per andare a seguire le lezioni che a volte hanno anche la durata di 7/8 ore consecutive. La frequenza è obbligatoria. Gli studenti dell’università privata la scelgono con la convinzione di potersi “comprare un posto di lavoro” ma durante il loro percorso di studi si rendono conto che per guadagnarsi il tanto desiderato titolo c’è bisogno anche di grandi sacrifici. Sono sicuramente degli studenti molto seguiti anche se in realtà vorrebbero un ambiente meno chiuso dove poter vivere la loro vita universitaria.
Al contrario, gli studenti dell’università pubblica affrontano i loro studi in modo più “libero”. Si iscrivono all’università nella speranza di raccogliere dei frutti in futuro non sapendo bene cosa faranno “da grandi” e consapevoli del fatto che saranno solo dei “numeri” non si aspettano troppo dal loro corso di laurea. Non seguono quasi mai tutte le lezioni proprio perché non considerano l’università come principale attività della loro vita. Sono anch’essi molto contenti dei loro professori e un po’ meno delle strutture universitarie perché considerate sporche e a volte poco adeguate.
Gli studenti spesso danno però pareri discordanti, cosi come la gente comune che sembra dare dei giudizi molto severi circa il sistema universitario italiano. <<L’università italiana è poco internazionale, poco aperta verso l’Europa e, gli stessi studenti che ne fanno parte sono poco seguiti perché sono troppi>>. Allo stesso modo c’è chi pensa che il sistema universitario italiano sia ottimo e che non abbia niente da invidiare dalle università estere.
In quanto alle differenze tra la pubblica e la privata, la gente comune esprime il proprio parere senza aver toccato con mano il mondo universitario, magari ne hanno sentito parlare, ci sono stati i loro figli o nipoti ma la loro idea è principalmente data dalla loro pura opinione personale. Se da un lato la gente crede che la scelta del privato sia sinonimo di “stabilità economica” e che si iscrive alla privata chi se lo può permettere; dall’altro c’è chi pensa che questo sia un ambiente privilegiato e frequentarlo equivale ad un futuro posto di lavoro. In questi casi gli viene attribuita dunque una marcia in più rispetto al pubblico. “Senza dubbio gli studenti sono più seguiti ma l’ambiente è chiuso”. Nonostante tutto nelle private l’unico obbiettivo è studiare.
Si pensa invece che l’università pubblica renda più responsabili gli studenti poiché questi non si sentono obbligati a fare il proprio dovere e lo fanno di loro spontanea volontà. È un ambiente che dà più merito agli studenti perché li “vizia” di meno rispetto alla privata. D’altro canto c’è ci dice che la pubblica sia più soggetta alle autorità e quindi la meritocrazia sia legata alle “conoscenze”.
Resta il fatto che nella classifica del 2010-2011 delle università migliori del mondo stilata dall'agenzia Quacquarelli Symonds Limited, le università statali italiane contano 7 presenze nelle prime 400 posizioni, un dato incoraggiante che fa ben sperare. Si potrebbe azzardare a dire che le nostre università italiane possono vantare abbastanza qualità. Inoltre 21 tra le università statali sono incluse tra le migliori 500 al mondo secondo la classifica accademica delle università mondiali stilato dall'Università Jiao Tong di Shanghai. Ogni anno Il Sole 24 ORE pubblica invece la classifica dei migliori atenei italiani, la graduatoria complessiva che è stata stilata quest’anno vede primeggiare, per le università pubbliche, il Politecnico di Torino, mentre per quelle private il San Raffaele di Milano. Questi dati danno sicuramente alle università italiane un punto di merito e lasciano ben sperare per il futuro ma è proprio qui che emerge il dilemma della doppia “P”, una P che di sicuro acquista i valori che chi ne usufruisce gli attribuisce. Scegliere tra l’una e l’altra è difficile. Quando una matricola si trova a dover fare questo tipo di scelta è sicuramente confuso dai tanti pareri discordanti ma solo vivendo in prima persona la vita universitaria si potrà render conto di quale sia il “metodo” più adatto a lui. Quello più “scolastico” dell’università privata o quello più “autonomo” della pubblica. La cosa certa è che davanti a impegno e determinazione nessun tipo di corso di laurea sarà mai sbagliato.