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ComunicArte

ANGELO COLANGELO NOLI ME TANGERE – OFFENDICULA

di MADDALENA RINALDI (24 08 2009)
http://angelocolangelo.blogspot.com/
Corso Umberto, Pescara, 13 agosto 2009

Offendicula come segni il cui significato risiede nella volontà di non voler comunicare.

Segni che allontanano, che respingono, che isolano, che manifestano una volontaria assenza di relazione.

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Firenze come Roma o Pescara, in molte delle grandi città oggi è abitudine “decorare” gli edifici pubblici o privati con degli offendicula, più chiaramente degli scaccia piccioni, il cui guano, tra gli altri problemi, corrode il marmo e costringe a continui restauri.
 
E’ sulla funzione di questo oggetto che l’artista Angelo Colangelo si ferma a riflettere e fa fermare con lui per qualche istante chiunque passeggi per Corso Umberto a Pescara, luogo della sua performance, giovedì 13 agosto tra le 19 e le 20.
 

“Perché io ho assunto questa offendicula?- Mi spiega l’artista al termine della performance che ha destato la curiosità di molti tra turisti e residenti della cittadina pescarese poco avvezza a queste incursioni artistiche - perché l’offendicula ha la capacità di allontanare gli altri, allontanare in questo caso i piccioni, però per traslato, si può dire che allontana anche le persone.”
 
Ma Colangelo, nonostante passeggiasse per il corso principale della città completamente ricoperto da aculei, le persone le ha fatte avvicinare a sé nell’atto della performance, anche solo semplicemente incuriosite, le ha raggruppate e distolte per qualche attimo dalla solita routine vacanziera.
 
“Addirittura una volta si usava mettere, – continua l’artista – nella sommità delle pareti divisorie tra una proprietà e l’altra, dei pezzi di vetro. Sono offendicula anche quelli, che comunicano o la volontà di difendersi da un’ invasione o addirittura di scacciare l’invasore, così come la persona, così come la circostanza”.
 
Offendicula, dunque, come segni il cui significato risiede nella volontà di non voler comunicare.
Segni che allontanano, che respingono, che isolano, che manifestano una volontaria assenza di relazione.
 
Un’intuizione, quella dell’artista che ha destato, tramutandosi in performance, curiosità ed interesse spingendo inevitabilmente gli spettatori ad interrogarsi sul senso della sua azione.
Il suo concettualismo, molto spesso provocatorio, come in questo caso, ha assunto la dimensione concreta della body art, l’artista cioè ha assunto su di sé e risemantizzato l’oggetto della sua provocazione, ponendosi in tal modo in una condizione di auto-isolamento, dagli altri e da sé.

Quella stessa condizione, a pensarci bene,  in cui troppo spesso l’orgoglio e l’egotismo trascinano l’essere umano.