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Intrattenimenti

Partita a scacchi con il destino

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (08 10 2009)

Roberto Vecchioni si interroga su Dio e l'umanità

 

 

 

 

 

 

 

 

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Siamo sempre e comunque noi artefici del nostro destino? Siamo realmente liberi di scegliere? Oppure ogni cosa è predestinata? Cos’è la fede? E Dio quanta libertà ci lascia? Domande antiche che l'umanità si pone da sempre curiosa di conoscere la propria sorte o di ribellarsi ad essa.
In una interminabile partita a scacchi con Dio spesso gli uomini decidono di essere altro, di capovolgere ciò che sembra già scritto. La domanda da porsi è se Dio lo permette o non lo accetta.

In “Scacco a Dio” (Einaudi,2009), ultimo romanzo di Roberto Vecchioni, Dio decide così di rimettersi in gioco, tornando agli uomini, per capire meglio le sue stesse creature alle quali ha dato il libero arbitrio. Un Dio divertente e, alle volte, spiritoso, intenzionato a misurarsi con l’umano per comprenderlo. Per far questo assume diverse identità travestendosi da pittore rinascimentale, trapezista, cortigiana e chitarrista rock. Anche se non è effettivamente lui il protagonista della narrazione ma il suo angelo consigliere e cantastorie Teliqalipukt (vecchia conoscenza dei lettori di Vecchioni) inviato allo stesso tempo sul Pianeta e al quale l'Onnipotente si presenta in carne ossa nelle sembianze di immortali personaggi storici, rispettivamente Oscar Wilde, Catullo, Federico II, JF Kennedy, Shakespeare, il matematico Evaristo Galois, il musicista Jimy Hendrix e persino Sir Alec Guinness, l'attore interprete del prete investigatore Padre Brown.
Il romanzo si caratterizza come un intenso dialogo tra un mortale e un Dio profondamente in crisi, che viene psicanalizzato e messo a confronto con i grandi della storia. Io non vinco mai con gli uomini – afferma Dio – ma permetto sempre loro di darmi scacco. Perché questa è la loro libertà, perché solo così possono vivere la loro vita.
Pertanto, se l’angelo ci difende, Dio ci spiega che in realtà vuole bene agli uomini e che, proprio per questo, ha lasciato il libero arbitrio. Dalle pagine del romanzo ci accorgiamo che Dio, in fondo, ci regala l’immensa possibilità di andare oltre, come aveva fatto in passato con Adamo dicendogli: io non ti ho fatto né bello né brutto né mortale né immortale, non ti ho dato regole, puoi fare tutto quello che vuoi perché l’importante nella vita è che tu scelga la tua esistenza.
Storie ribelli di chi ha voluto essere altro da sé, di chi non ha accettato la propria sorte e ha mostrato coraggio inventandosi un destino differente da quello che sembrava già scritto. Forti identità, inquiete ma creative, desiderose di riscattarsi dal malessere e dal dolore, dalla sofferenza e dalla rabbia. Personaggi che, come in una partita a scacchi, riescono a realizzare una mossa inaspettata rischiosa ma pur sempre possibile. Narrative emblematiche che rappresentano un universo quotidiano silente ma vivace, sconosciuto ma palpitante di individui che giorno dopo giorno, tra appassionanti invocazioni e furiose idiozie, faticano per quei Dieci Comandamenti e per quella sfida sulla scacchiera della vita che, in poche ma preziose occasioni, permette, in una mossa, di cambiare tutto.
E così troviamo Oscar Wilde che, dopo anni di carcere, va a vivere sotto falso nome nel nord della Francia. Verità o finzione? È davvero convinto di essere un altro? O ancora J. F. Kennedy che decide di inscenare la propria morte per poi fuggire in Islanda nascondendosi in una baita sperduta. Un altro racconto si snoda attraverso un vertiginoso gioco di specchi che confonde e sovrappone le identità di Shakespeare, Marlowe e Thomas Kyd. In questa dimensione di mezzo tra la terra e le stelle incontriamo il matematico Evariste Galois che è morto in duello non per colpa di una donna ma per una scoperta che ha rovesciato il suo mondo; Federico II che, in seguito ad un confronto con Francesco d’Assisi, decide di andare in battaglia contro i musulmani lasciandoli vincere. E ancora Catullo che rivede l’amata e desiderata Lesbia durante il processo nel quale è accusata di veneficio.
Le esistenze di questi uomini vengono reinventate nella scrittura di Vecchioni per dimostrare come abbiamo sempre infinite possibilità di vita; scegliendo o meno possiamo dare una direzione al mondo. Giochi di identità che incarnano l'eterno spendersi delle tensioni dell'animo tra libero arbitrio e ribellione, destino e autodeterminazione.
Pagine complesse, che vanno lette e, in alcuni casi, rilette, assaporate con lentezza e in solitudine. Una scrittura (e lettura) che ha bisogno di meditazione dove lo stile disincantato, a tratti beffardo e originale, si fonde con la lirica drammaturgica colma di amore, di sentimenti persi o ritrovati, in una dimensione di sogno, ricordo e speranza che apre ad un credo universale che da forza all'essere umano al di là degli schemi predefiniti.
Un’opera che, attraverso meccanismi narrativi sofisticati, mette a nudo l’essenza dell’essere umano per giungere alla domanda finale che si pone Vecchioni:«perché Dio non ci salva subito invece di farci aspettare una vita intera?».
Probabilmente perché permette a ciascuno di noi di andare costantemente alla ricerca della libertà vincendo quella paura e ritrovando quel coraggio per essere veramente noi stessi.