Auditelo
Auditelo

Al momento se ne contano 58, ognuna in fondo con un suo perché comprensibile, però, solo con il senno di poi, quando il tempo ha allontano il frastuono delle polemiche con contorno di canzoni e abbassato le luci sui risultati di ascolto.
Il festival di Sanremo sempre uguale nella sua liturgia e sempre diverso per l’avvicendamento di conduttori, ancor più incisivi da quando ad essi si affida anche la “direzione artistica”, che vuol dire scelta delle canzoni selezionate tra proposte di famosi e non famosi, ospiti, prime donne e, non ultimo, attitudine a cavalcare l’onda gossipara e polemica che tanto diverte il pubblico.
Il conduttore/direttore diventa inesorabilmente la lente attraverso cui il Paese viene riflesso dal festival ( a questo proposito segnaliamo la prima puntata dell’ intrepido viaggio di Giovanni Prattichizzo nei quasi 60 anni di vita del più importante appuntamento presente nel calendario mediatico italiano), intercettandone gli umori e i movimenti, l’andatura generale, meglio, generalista.
Nel terzo millennio ci vogliono doti mica comuni per salire sul palco dell’Ariston e “presentare una gara canora” sapendo che già il giorno dopo nessuno ricorderà il vincitore perché nessuno o quasi guarda Sanremo per le canzoni. Ci vuole estro, sintonia con l’esterno, conoscenza dei processi di media logic, saper governare la comunicazione alla pancia con una certa dose di coraggio e spudoratezza per trasformare l’anacronismo del festival in attualità.
Paolo Bonolis, conduttore e direttore artistico della LIX edizione sembra volerci almeno provare e lo si capisce già dai promo che annunciano un Sanremo "ontologicamente" diverso dal precedente. Nel 2008 gli spot riflettevano l’idea di Baudo di un festival autocelebrativo con il fin troppo noto paraparapa parà paraparapa parà di Perché Sanremo è Sanremo sullo scorrere dei volti dei “big” e a chiudere il guerresco slogan “Uno di loro trionferà".
Bonolis semplicemente rovescia la comunicazione baudesca cancellando la competizione per insistere sulle “molte facce della vittoria”, sugli ultimi o quasi che poi diventano primi. Immagini suggestive di Vasco Rossi sconfitto nel1983 e trionfatore 20 anni dopo alla stadio San Siro con la stessa Vita spericolata, ma ancor di più quelle della maratoneta Gabriela Andersen Schiess simbolo delle olimpiadi di Los Angeles datate 1984 passata alla storia per aver voluto portare a termine la sua gara fino allo stremo aggiudicandosi solo il 37°posto.
Un evangelico messaggio lanciato alla platea televisiva senza però dimenticare l’apertura al “nuovo” con l’ inaugurazione della gara on line tra 90 video di giovani artisti, il primo dei quali guadagnerà il palco dell’Ariston nella finale del 21 febbraio.
Riuscirà Paolo Bonolis, caval+liere emerito della Repubblica italiana, a riportare Sanremo ai fasti del 2005, anno del suo primo festival? Di certo parte avvantaggiato: dopo la debacle dell’anno passato anche un solo punto in più di share potrà far gridare al miracolo.
Le discese ardite e le risalite del Festival segnalano il 2008 l’anno horribilus di Sanremo da quando esiste l’Auditel, ancor più sorprendente perché firmato dallo stesso Pippo Baudo, che nell`edizione precedente aveva raccolto un discreto successo di pubblico. Un anno solo è passato eppure lo stile Baudo segna il passo già dalla prima serata con una perdita di oltre sette punti in percentuali rispetto al 2007, passando dal 43,8% al 36,2%. Un brutto colpo che Baudo prova ad incassare con eleganza appellandosi a “al clima psicologico del Paese, che non è rilassato”.
Ma la vera mazzata arriva la sera successiva quando lo share crolla al 32,3%: peggio di Simona Ventura nel 2004 e di Panariello nel 2006 e l`ineffabile Baudo va fuori controllo dichiarando che il suo festival "E` la qualità in un`Italia di merda". Di fronte a percentuali avvilite dal confronto con il passato che è anche il suo passato (dal 1968 ha condotto ben 13 edizioni, un primato assoluto) conclude che è il pubblico a non capire imbarbarito da una televisione urlata, rissosa poco "variety" e molto "reality".
Una reazione in fondo comprensibile per un personaggio che ha "inventato" il baudismo su cui molta critica si è esercitata fino alla estrema sintesi di Grasso che l’ha definita "malattia senile della tv generalista"
I responsi Auditel della serate successive confermano al momento l’edizione di Baudo come la peggiore dell’era Auditel, con l’unica eccezione del terzo appuntamento che con il 33,2% supera di gran lunga il risultato del 2002 e almeno in questo caso Pippo può dire di aver superato se stesso, avendo curato conduzione e direzione artistica anche di quella edizione.
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Solo la finale sembra restituire un sorriso allo storico conduttore di Sanremo, assestandosi al 44,9%, meglio del risultato registrato nel 2003 e nel 2006, ma circa quattro punti in meno da quanto lui stesso aveva ottenuto l’anno precedente. Ora che gli ascolti non gli sorridono più come un tempo anche Super Pippo si iscrive al partito di quelli che “era meglio quando l’Auditel non c’era”.
Reazione comprensibile: nel grande carrozzone mediatico sanremese le percentuali di pubblico diventano pallottole sparate il giorno dopo nelle conferenze stampa e se risultano al ribasso il bravo presentatore non trova altra soluzione che negare ciò che gli aveva regalato prestigio, potere, autorevolezza televisiva. Nel 1989, nel pieno del suo splendore, lo stesso Pippo si dichiarava felice per l’Auditel (ed è un solo esempio tra i tanti che si potrebbero rintracciare in rete spulciando negli archivi dei quotidiani).
Millenovecentottantanove, quando dall’altra parte c’erano solo Canale5, Rete4, Italia1, quando “è il bello della diretta” era un tormentone che acquistava senso solo in casa Rai (le private come è noto potranno trasmettere non più in differita solo a partire dall’anno successivo per effetto della Legge del 6/8/1990 n.223 conosciuta come “Legge Mammì"), quando “satellitare” apparteneva solo al linguaggio degli astronauti, quando WWW era al più un`esclamazione tripla di felicità.
Sul finire della prima decina del terzo millennio se non si riesce a far i conti con il il presente bisognerebbe riusicire almeno a far di conto e in questo quel diavolo di Auditel aiuta. Al di là dell`opinioni e nella consapevolezza che " è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione" (divertitevi a trovare la citazione) ci si chiede: il festival di Sanremo è stato nel 2008 "un affare" per gli investitori pubblicitari? Capovolta: quanto nel 2008 è costato un singolo telespettatore per un azienda, mettiamo ,di divani?
Stiamo elaborando, a presto la risposta