Registrati | Login

Intrattenimenti

Sono solo canzonette?

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (16 01 2009)

Viaggio nell’Italia che si dispera…nell’Italia che si innamora… (prima puntata)
Manca esattamente un mese al debutto della 59ª edizione del Festival di Sanremo. Sappiamo che la conduzione sarà (per la seconda volta) di Paolo Bonolis. Il cast dei cantanti in gara è stato già comunicato. Le prime polemiche sono esplose: la canzone di Povia “Luca era gay” ha sollevato l’indignazione dell’Arcigay (giustamente?) e Iva Zanicchi risulta candidata oltre che a Sanremo anche alle europee di giugno…
Ma non voglio parlarvi di questo.

Condividi:

Al contrario, con uno sguardo un po’ obliquo e la testa rivolta indietro, voglio provare a raccontare cosa è stato il Festival in questi quasi sessant’anni di vita, con le sue contraddizioni, le sue polemiche e il suo essere (per fortuna o purtroppo) fotografia impagabile della nostra Italia. Confortato dall’idea che è possibile fare la storia di un paese, comprendere le sue incoerenze e tollerare le sue mancanze attraverso gli scrittori di canzoni. Il tentativo è quello di  raccontare l" evoluzione storica di Sanremo in relazione agli eventi sociali italiani.


Le canzoni del festival hanno raccontato la nostra quotidianità e i nostri sentimenti dando voce alle ambizioni e ai dolori di un paese che si trasformava sempre più.
Partita come gara che appassionava le famiglie e le divideva per gusti e generazioni (non a caso Salvatore Quasimodo, discettando dell"eccessiva importanza che le veniva attribuita, parlò di "torneo", sottolineandone perciò il "cuore antico"), essa è col tempo divenuta fondamentalmente un evento mediatico, una kermesse televisiva allungatasi a dismisura fino a coprire quasi una settimana di programmazione, tra scandali annunciati e rinunce clamorose.
Per una storia così non si può non partire dall’inizio. E paradossalmente lontano dal tanto acclamato paesino ligure. Correva l"anno 1948 quando l"idea di una manifestazione canora italiana venne concretizzata in Versilia da Aldo Valleroni, autore di canzoni e giornalista, e da Sergio Bernardini, futuro ideatore della Bussola, locale che avrebbe lanciato cantanti come Mina e Celentano. Nel primo night della Versilia, La Capannina, si inaugurò, il 25 agosto 1948, il concetto di fèstival canoro nazionale con dieci canzoni finaliste. La manifestazione si replicò anche l"anno seguente. Nel 1950, a causa di un inverno freddo e piovoso e di un carnevale andato male, ci si trovò costretti a cancellare il Fèstival. Fu l"industriale Pier Busseti, gestore del casinò di Sanremo, a rilevarne l"eredità. Il suo obiettivo era quello di rilanciare il casinò  che, dal dopoguerra, non si era più ripreso. Un Fèstival canoro rappresentava la giusta soluzione per accogliere gente da tutta Italia, dando fama alla casa da gioco.
E così Il 29 gennaio del 1951, alle ore 22,00, la Radio trasmetteva il festival grazie alla volontà, come si è detto, di Pier Bussetti e del maestro Razzi (della Rai) ma nell’indifferenza quasi generale.
 “Cari amici vicini e lontani”: questo il saluto di benvenuto del conduttore Nunzio Filogamo mentre Nilla Pizzi vinceva con “Grazie dei fior”, che avrebbe venduto ben 36000 copie.
Nel 1952 vinceva ancora la Pizzi con “Vola colomba” nella quale appariva esplicito il riferimento alla questione irrisolta del destino di Trieste, dimenticata dagli accordi internazionali seguiti alla guerra. Eccone alcuni versi: Fummo felici uniti e ci han divisi…Ci sorrideva il sole, il cielo, il mar…Noi lasciavamo il cantiere…Lieti del nostro lavoro…E il campanon din don…Ci faceva il coro. Ma “Vola Colomba” era diventata anche la canzone simbolo dei migranti, di chi lasciava l’Italia andando via in nave per tentare la fortuna.
“Papaveri e Papere”, al contrario, prendeva di mira i democristiani e il cattivo uso che facevano del potere. Sempre nel testo emergeva con forza la rassegnazione nei confronti di un certo malcostume politico. I Papaveri contrapposti alle papere…
La critica politica sembrava trovare terreno fertile proprio a Sanremo approfittando (probabilmente) di una classe dirigente “distratta” dalla ricostruzione del Paese.
Fu nel 1955, quando il Festival approdò in tv, che la comunicazione musicale cambiò completamente. Se la radio (il secondo programma) trasmetteva la diretta a partire dalle 22,00, la tv si collegò con un ritardo di 45 minuti e, dopo i primi venti minuti di collegamento nazionale, diffuse le immagini della manifestazione in altri nove paesi d"Europa.
Claudio Villa e Tullio Pane, debuttanti al festival, lo vincono conquistando anche il secondo posto. Le cronache dell’epoca raccontano della faringite che colpì il “reuccio” nella serata finale per cui gli organizzatori mandarono una registrazione delle sue interpretazioni dando vita al primo playback nella storia del festival…Da segnalare la partecipazione come cantante di un “certo” Gianni Ravera, futuro patron di 17 edizioni del Festival.
Il vero cambiamento della canzone italiana inizia, però, nel 1958 con il trionfo di Domenico Modugno e Jonny Dorelli e  “Nel blu dipinto di blu” (conosciuta in tutto il mondo come “Volare”).
 

 

 

 
 

Questa canzone viene addirittura criticata dal maestro Kramer che contesta l"insensatezza del brano. Anche la Commissione selezionatrice la sceglie in extremis proprio perché il testo si differenzia dagli altri, ma non appare del tutto convinta. Comunque, mentre Modugno canta questa canzone è proprio il pubblico a decretarne il successo in sala, alzandosi in piedi e sventolando fazzoletti bianchi durante l"esecuzione. Tra l"altro proprio lo stesso cantautore, sul palco forse preso dall"agitazione, canta aprendo le braccia mentre ripete l"inciso (movimento assai inusuale per i cantanti dell"epoca, piuttosto composti). Ed è il più grande hit festivaliero.

 

La commistione alquanto fortunata di una nuova metrica accompagnata dallo swing porta gli autori ad abbandonare tematiche sarcastiche o politiche concentrandosi sulla leggerezza e sull’amore.  L’edizione del ̒59 sembra proseguire sulla strada del cambiamento tracciata da Modugno. La conduzione viene affidata ad Enzo Tortora, beniamino del pubblico televisivo, e ad Adriana Serra raffinata ed elegante annunciatrice. Interessante evidenziare una particolare clausola festivaliera che impediva la presenza al Festival di due cantanti imparentati…Si avvertiva all’orizzonte il pericolo “Parentopoli”… Il festival è vinto nuovamente dalla coppia Modugno-Dorelli che propone "Piove" e ottiene un grandissimo successo consolidando il successo dei due interpreti. Se la televisione è ormai presente nel racconto del Festival ecco da segnalare il primo grande scandalo provocato da Jula De Palma che canta "Tua" scandalizzando i benpensanti con la sensualità vocale sorretta da un"ottima orchestrazione jazz. Il testo è ritenuto troppo audace mentre lei sembra cantare in vestaglia….Ed è solo l’inizio…