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Intrattenimenti

Ombre su Sanremo…aspettando la contestazione

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (26 01 2009)

Viaggio nell’Italia che si dispera..nell’Italia che si innamora…(seconda puntata)

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Gli anni sessanta si aprono con le urla di Tony Dallara e la conferma per Modugno che con la canzone “Libero” scatena numerose proteste da parte dei borghesi benpensanti che vedono nei versi libero voglio vivere, come rondine che non vuol tornare al nido una minaccia all’unità della famiglia.

 


In pieno miracolo economico l’Italia musicale dice addio alla melodia e inizia ad accogliere gli stranieri. Sul palco del casinò arrivano, così, Paul Anka, che canta “Diana” e “You are my destiny”; l’efebico Gene Pitney di “Un soldino” e “Town without pity” e poi ancora Frankie Laine, Frankie Avalon, (il primo a lanciare “Venus” , poi riascoltato in centoeunomila versioni dagli Shocking Blue alle Bananarama a distanza di anni), Bobby Riddell, Little Peggy March.

Nel frattempo i ragazzi, catalogati come “giovani”, piombano a Sanremo. Nel 1961 ce ne è uno, molleggiato e scatenato, che, durante l’esibizione di “24mila baci”, decide di non mostrare la faccia al pubblico ma ben altro…



 

 



Nel ’66 tornerà al festival con una delle sue migliori canzoni che, però, viene bocciata: “Il ragazzo della via Gluck”… Questo inno contro la modernità e lo sviluppo incontrollato delle metropoli non piace alla giuria selezionatrice e nemmeno ai giornalisti specializzati che avrebbe dovuto riammetterla in gara. Il suo successo internazionale viene decretato dalle vendite straordinarie.
Sempre nel ’61 a Sanremo si contano le “Mille bolle blu” di Mina che provoca un ulteriore scossone alle tradizioni incidendo sul costume nazionale. In quegli anni, la Radio trasmette il Festival sul secondo programma, sempre in diretta, a partire dalle ore 22.00, per tutte e tre le serate. La televisione invece registra in ampex e l"ultima serata viene diffusa in Eurovisione.
Se in Inghilterra imperversano quattro ragazzi dalle chiome lunghe e dagli abiti stravaganti, la tradizione musicale italiana non è ancora pronta alla rivolta giovanile. E così, mentre il mondo viene sconvolto dall’assassinio di John Kennedy, dalla morte di Togliatti e dall’avvento dei primi topless, nel ‘64 le preferenze musicali vanno ad una ragazzina di nome Cinquetti che cercava l’amore romantico e preferiva aspettare prima di darsi al primo venuto. Secondo alcuni fu la vittoria dell’ingenuità e di un Paese che era ancora fondamentalmente preadolescente…

Nel contempo, il Festival introduce nuovi elementi nel suo spettacolo: la presenza di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello che la Rai, però, rifiuta di mandare in onda perché non essendo cantanti, secondo i dirigenti di allora, il pubblico non gli avrebbe compresi. E, per la prima volta, debutta il play back a causa di un mal di gola che colpì Bobby Solo. Le vendite, nonostante la validità dei brani in gara, si dimezzano. Forse colpa del fatto che si punta molto sullo spettacolo e si fa meno attenzione alla musica? Chissà......
Anno dopo anno, edizione dopo edizione, i volti simpatici o antipatici dei presentatori e dei cantanti, le note malinconiche, allegre o smielate delle canzoni, il gusto della "gara sera per sera", stavano assumendo sfumature diverse, legate alle mode, all"evoluzione della sensibilità musicale, alle modificazioni spesso vistose di una società sempre più in trasformazione.
La guerra tra melodia e beat è oramai nella fase culminante. Se a Roma un certo Crocetta dà vita al Piper modificando le abitudini della notte del popolo romano e non solo, sul palco di Sanremo approda la “musica dei capelloni”: l’Equipè 84, capitanata da Vandelli, propone in divise di lattice bianco il brano "Un giorno tu mi cercherai"; Kim Brown, leader dei The Renegades, ripete la canzone in un italiano maccheronico ed incomprensibile, The Yardbirs vanno in palco ubriachi tanto da non ricordare neanche una parola delle loro canzoni.
Nel ’67 sembra, come recita il titolo della canzone presentata dalla Vanoni in quella edizione, che la musica sia finita…Il festival viene sconvolto da un vero e proprio dramma. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio Luigi Tenco viene trovato morto da Dalida (sua compagna d’allora) nella stanza 219 dell’Hotel Savoy. La sua canzone “Ciao, amore ciao” era stata bocciata dalla giuria che preferisce “Io tu e le rose” cantata da Orietta Berti. Si racconta di un biglietto scritto dal cantautore nel quale spiega le motivazioni di tale gesto attribuendo al pubblico una forte disattenzione verso il suo percorso artistico d"autore.
Si racconta che Mike Bongiorno, la prima sera dovette convincere Luigi Tenco a salire sul palco del Casinò per cantare, e disse al presentatore, "canto questa e poi ho finito..oppure la faccio finita.."
Si racconta che, il giorno prima in un"intervista, avesse dichiarato che non doveva prendere parte al Festival. E chi lo guardò in televisione, riconobbe il terrore nei suoi occhi…

 



E così la morte entra con forza al Festival. E se, con difficoltà, il sipario cala anche su questa edizione, si avverte un clima diverso intorno alla manifestazione. Il suicidio di Tenco rappresentava l’atto estremo di protesta per le scelte delle giurie e una ribellione ai giudizi spesso incompetenti. Il Festival aveva solo diciassette anni… e stava per arrivare il ’68…