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Intrattenimenti

Canzoni di latta… Anni di piombo…

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (04 02 2009)

Viaggio nell’Italia che si dispera..nell’Italia che si innamora…(terza puntata)

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A poco a poco vanno via gli agrodolci anni sessanta del miracolo economico e della revolution e il mondo si ferma in una notte estiva, affascinato dall’allunaggio di Armstrong, nel pianeta inesplorato. Gheddafi va al potere in Libia e il terrorismo colpisce in modo forte (come mai aveva ancora fatto) con l’attentato sanguinoso di Piazza Fontana.

 

 


 

A Sanremo, sotto la guida del patron Ezio Radaelli, condotti da Nuccio Costa e Gabriella Farinon vincono Bobby Solo e la Zanicchi con una super-seducente “Zingara”. La bella Italia è ancora legata al mistero dell’ignoto e tende la mano a questa melodia dal sapore mediterraneo con il refrain semplice, dove è più la splendida voce della Zanicchi che l’ormai collaudato timbro italiano alla Presley di Bobby a vincere. In questo stesso anno debutta anche Lucio Battisti con l’interessantissima “Un’avventura” che già apre gli occhi agli italiani musicofili sul talento dell’artista che trionferà poi al Festivalbar con “Acqua azzurra Acqua Chiara”.
Eppure, nel corso degli anni Settanta la manifestazione canora conosce un intenso periodo di crisi: il Festival, spostato dal Salone delle Feste del Casinò al Teatro Ariston, non appare più in grado di rispondere alle esigenze musicali delle giovani generazioni, e questo determinò anche una crisi dei suoi prodotti discografici. In linea con le contestazioni di quegli anni la protesta raggiunge anche il mondo della canzone: i cantanti tentano, inutilmente, di portare modifiche al regolamento della manifestazione inutilmente. I giovani, o meglio i loro gusti musicali, sono distanti, diversi e l’indifferenza (o la noia) verso le gare canore viene sancita da generi musicali più impegnativi.
E così nel 1971 arriva Lucio Dalla con la canzone 4/03/1943; poetico e anticonvenzionale testo su musica folk-struggente. Ballata per intellettuali malinconici. Il brano incappa nella censura che modifica il testo originario, giudicato troppo forte.
 
 
 
 
 Il vincitore di quest’edizione è però Nicola Di Bari con la sua "Il cuore è uno zingaro" ripetuta da una convincente Nada che piange a più non posso dopo la vittoria, non riuscendo a riproporre la sua canzone. Al secondo posto si piazza Josè Feliciano un portoricano non vedente che ha nel suo sound, beat, folk, country e l"anima latino-americana che con il suo accento straniero propone "Che sarà" un brano scritto da Jimmy Fontana dapprima proposto a Gianni Morandi che lo rifiuta e ripetuto in seconda esecuzione dai Ricchi e Poveri al top del successo.
Nel 1972 al festival irrompe anche il sindacato. Alla vigilia della manifestazione L"Unione Cantanti italiani ne chiede la sospensione ed il rinvio di circa un mese, questo perché la Commissione e l"organizzazione non avrebbe tenuto conto di un articolo previsto nel regolamento festivaliero: ossia quello di includere nella rosa dei partecipanti, artisti di accertata fama. Secondo il sindacato, sarebbero stati scelti nomi sconosciuti o poco famosi. Mentre al cinema spopola il “Padrino” con le gesta poco gentili dei boss della mafia italo-americana, i brani sanremesi non riescono ad entrare in classifica (nonostante la conduzione classica affidata a Mike Bongiorno) e il pubblico italiano si appassiona a “Noi due nel mondo e nell’anima” dei Pooh…L"unico ad essere soddisfatto è Pietro Parise, sindaco di Sanremo, il quale sostiene che il festival è patrimonio pubblico e come tale va conservato.
Meglio mandare in onda un programma di successo come “Rischiatutto” o un Festival che interessa pochi telespettatori? La Rai conosce la giusta risposta e così, in coincidenza con l’arrivo dell’Austerity, decide di mandare in onda solo la finale. I ragazzi sono sempre più affascinati dalla musica estera e da personaggi come Elton John, Carly Simon e l’ex beattle Mc Cartney. Questo festival è ricordato essenzialmente come "il festival del telegramma" in quanto due sono i telegrammi ricevuti durante la manifestazione. Il primo riguarda Rosa Balistreri, nota folk singer siciliana. Alcuni sostengono che il suo brano "Terra che non senti" non è inedito per cui non può gareggiare. La Rai conferma. Il secondo lo manda Adriano Celentano artista in gara con il brano "L"unica chance". Celentano sostiene di essere malato di gastrite a causa dei tanti nomi di prestigio non ammessi alla gara, per dar spazio a numerosi sconosciuti che non godranno, secondo il parere del Mollegiato, della fama che il festival dovrebbe riservare ad un emergente; alla fine si scusa se questo festival sarà più pallido del solito a causa della sua assenza.
Nel 1974 l’Italia è sempre più sconvolta dalle stragi delle Brigate Rosse che rapiscono il commissario Sossi a Genova. La vittoria dei si al referendum sul divorzio offre una parvenza di modernità ad un Paese che si commuove ancora con “E tu” di Baglioni…Intanto al Festival appare, per la prima volta, la divisione tra big (ammessi di diritto alla serata finale) e i Giovani (a rischio eliminazione). Conduce Corrado (prima e unica volta) anche se mancano gli organizzatori e si dileguano i cantanti…Solo i sanremomani possono ricordare il motivo di "Ciao cara come stai?" con cui Iva Zanicchi vince questa edizione (la stessa "aquila di Ligonchio" ha ammesso di essersi quasi vergognata di averla cantata).
E chi ricorda una timida Gilda Giuliani che canta (e vince) Ragazza del sud?
Mentre i pantaloni a zampa e i vestiti hippy colorano gli ultimi anni di questo decennio, i pellegrini si muovono verso Roma per celebrare l’anno santo e la Spagna dice addio al generalissimo Franco.
Intanto Sorrisi e Canzoni scrive: “L’industria del disco segue l’onda e ritiene superato il Festival. Anche la tv segue l’onda e improvvisamente si vergogna di assecondare l’animo canterino degli italiani. Nasce così questo Sanremo ’75, il Festival degli sconosciuti”. Il pubblico conosce l’esito della gara solo grazie al telegiornale della notte, poiché il collegamento con la serata finale viene interrotto essendo scaduto il tempo messo a disposizione dalla Rai.
Il 1976 vede il ritorno alla guida del Festival di Vittorio Salvetti mentre Tina Anselmi è il primo ministro donna. Esplode lo scandalo Loockeed e fra i nostri ci rimette Tanassi anche se è vana la ricerca di Antilope Copler. “Rocky” comincia ad accalappiare spettatori e il grande cinema perde un suo grande protagonista: Luchino Visconti. E Sanremo? Lo vince Peppino di Capri con “Non lo faccio più”, strip-tease casereccio e vergognoso con tipico senso di colpa all’italiana. Al secondo posto “Come stai, con chi sei”, della coppia Dori Ghezzi-Wess. Mentre al terzo c"è un ex-aequo: “Volo AZ 504” degli Albatros guidati da un agguerrito Toto Cutugno. Salvetti ingaggia un ex cantante oggi apprezzato dj per condurre questa edizione: Giancarlo Guardabassi noto per la sua "erre" francese che conduce la rassegna appollaiato su uno sgabello (il massimo della non formalità).
Ormai il popolo italico è affetto dalla febbre del sabato sera, virus trasmesso da un irresistibile John Travolta. Quello che una volta si faceva nelle cantine o nei night si può mostrare in pista, nelle discoteche, a ritmo di Gloira Gaynor e Donna Summer. E Sanremo, nel ’77, abbandona il salone delle feste del Casinò e si trasferisce al Teatro Ariston. Si affida agli impeti degli Homo Sapiens che piazzano al primo posto la loro cinematografica “Bella da morire”, tutta una spot “con la fine sopra i miei blue-jeans”, richiamo erotico-adolescenziale. In classifica, i Collage (“Tu mi rubi l’anima”) e i Santo California (“Monica”). E scopre il colore. Il 24 febbraio la Rai inizia le trasmissioni regolari tutte a colori.
Se l’edizione di quest’anno viene costruita come evento, vero e proprio spettacolo, esso, in realtà, continua ad essere distante dai fenomeni musicali che travolgono e sconvolgono l’Italia, come Amanda Lear con “Tomorrow” e Renato Zero con “Mi vendo”.
Nel ’78 Salvetti cerca di coniugare meglio gli ingredienti offrendo alla conduzione un comico come Beppe Grillo e una giornalista come Stefania Cassini. Eppure le vere note di trasgressione e originalità presenti in quell’edizione si devono al debutto di Anna Oxa (vera rivelazione) che si presenta con un trucco punk e una valigia che poggia sul palco, e di Rino Gaetano che propone uno spettacolo cabarettistico tra il folk e il surreale. Anche se sembra un Festival sempre un passo in dietro a quello che vive il Paese e non in grado di anticipare gusti, idee e rivoluzioni…un Paese che scopre e riconosce le ambiguità, i pensieri stupendi e i triangoli…e sullo sfondo la tragedia del sequestro Moro…
 
 
La ventinovesima edizione del Festival viene presentata nuovamente da Mike Bongiorno e, per la prima volta, si rinuncia all’orchestra. Tra gli ospiti ci sono i comici Gigi Proietti e Pippo Franco che strizza l"occhio ai più piccoli con "Mi scappa la pipì papà". La sigla di chiusura è affidata alla Schola Cantorum. Anche Alan Sorrenti avrebbe dovuto essere ospite al Festival con la sua "Tu sei l"unica donna per me" ma alla fine dà forfait. La censura della Rai prende di mira la canzone di Franco Fanigliulo “A me mi piace vivere alla grande” per alcuni espliciti riferimenti alla cocaina. Non ci sono comici a condurre ma troviamo un comico a cantare: Enrico Beruschi si presenta con il brano “Sarà un fiore”, ricco di doppi sensi, riesce ad arrivare in finale.
Il trucco, l’eccesso e l’immagine si appropriano del palco dell’Ariston come stavano già facendo con il mercato discografico. E’ l’anno di ”Splendido splendente” della Rettore, alle prese con la rivalità con Loredana Bertè, interprete di “E la luna bussò”. Zero sforna il suo capolavoro toccante: “il carrozzone” mentre la Gaynor con “I will survive” coinvolge il pubblico giovane e impazza nelle discoteche.
Siamo a un passo dagli anni Ottanta e un trio d’eccezione guida il Festival nel nuovo decennio. Claudio Ceccetto, Roberto Benigni e Olimpia Carlisi. Di quest"edizione è rimasto negli annali il famoso bacio con cui Benigni, in Eurovisione, lascia esterrefatta Olimpia Carlisi. Il palco viene arredato come una discoteca, con pedane, tralicci, luci, riflettori e raggi laser. Al suo debutto I Decibel, che cantano "Contessa", una canzone particolare, che non arriverà in finale, che prende di mira il grande Renato Zero. Il leader di questo gruppo è un tipo strano, coi capelli biondi tinti e gli occhiali da sole originali; si chiama Enrico Ruggeri.
 La vittoria va all"ex leader degli Albatros, Toto Cutugno, ombroso e antipatico coi giornalisti, con la bella (anche se non bellissima) "Solo noi". La serata finale viene seguita in media da 18,3 milioni di telespettatori.
Lo stesso Benigni dirà, a proposito di Sanremo,"après nous le deluge, cioè dopo Benigni il diluvio"...