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L’antiabortismo come arma e come pretesto

di CHRISTIAN RUGGIERO (11 02 2010)

Strategie di messa in scena della polemica antiabortista, tra eventi mediali e politica-pop.

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Nella puntata di ieri de Il fatto del giorno, la conduttrice Monica Setta ha stuzzicato la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino tornando su un tema di grande rilievo della sua biografia politica, le lotte abortiste.

È possibile esprimere giudizi più o meno taglienti sulla legittimità dell’invocazione di “quei bambini mai nati” come tema di campagna elettorale. Ma al “lettore forte” e sensibile a simili tematiche forse non è sfuggito il contrasto con una recente iniziativa di grande impatto comunicativo posta in essere dai movimenti antiabortisti statunitensi. Durante uno dei massimi eventi mediatici dell’anno, il Superbowl, uno dei campioni impegnato sul campo si è fatto protagonista di una inedita performance extrasportiva, uno spot altamente patemico, che ha raccontato la storia di sua madre, della scelta sofferta di non abortire, del premio ottenuto mettendo al mondo una sorta di eroe americano.
La fisicità del giovanotto in questione, fotografato nel pieno dello sforzo agonistico, la sacralità della cornice, il respiro nazionale e internazionale dell’evento fanno dell’iniziativa antiabortista statunitense un caso di studio. Degno di risvegliare l’attenzione di sociologi e mediologi più di quello che sembra un semplice pretesto di polemica politica. Il primo di molti che pure punteggeranno i prossimi quaranta giorni di racconto mediale e politico della campagna per le Regionali. Nella speranza che il formato della pop-politics sappia declinarsi su uno stile più raffinato.