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Intrattenimenti

Il festival è morto. Viva il Festival. Ai nastri di partenza la festa della tv

di GIOVANNI PRATTICHIZZO (15 02 2010)

Si parte. Questa sera si alza il sipario sul 60º Festival della Canzone Italiana. E come sempre tra polemiche, critiche e lustrini il palco dell’Ariston sarà, volente o nolente, lo specchio del nostro Paese. Calciatori, regine, disc- jockey, attori, giornalisti, ballerini, star internazionali, promesse della lirica italiana, bande musicali. Antonella Clerici, per il suo Sanremo, pare non abbia rinunciato a nulla. E così il Festival sarà un po’ talent, un po’ gossip e un po’ circo mediatico. E come sempre, in queste settimane, si è parlato e polemizzato su tutto (Morgan, la droga, le diete della conduttrice, i suoi abiti, gli ospiti internazionali) tranne puntare l’attenzione sul cuore pulsante della kermesse: la musica. Nel corso della conferenza stampa di apertura la conduttrice ha affermato di confidare molto “in questo festival. Al di là delle polemiche che sono da sempre sale e pepe di questo evento, sarà un festival che mi somiglia: molto semplice, molto lineare, molto allegro”.

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Ad aprire le danze ci penseranno Paolo Bonolis e Luca Laurenti, conduttori e reduci della scorsa edizione che, nella prima serata, ottenne il 47,79% di share. Gli altri ospiti attesi sono Dita Von Teese, colei che ha riportato in auge l'arte del burlesque, la vincitrice di "Britain''s Got Talent", Susan Boyle, e, infine, il fenomeno della Sampdoria Antonio Cassano.

Per quel che riguarda la struttura della serata il festival sarà diviso in tre sezioni: gli “Artisti”, una competizione tra canzoni “nuove” interpretate da quindici artisti di indiscusso valore; un’altra gara tra canzoni interpretate da otto artisti della sezione Sanremo “Nuova generazione” e, infine, una serata evento dedicata alla “leggenda” di Sanremo, durante la quale otto ospiti italiani e internazionali interpreteranno le più belle canzoni presentate nella storia del festival (ultimi rumors vogliono la presenza sul palco anche di Nilla Pizzi e Jhonny Dorelli).
Si diceva delle canzoni. In quasi tutte trionfa l’amore: quello ferito, finito e che, comunque, ci può salvare anche nel futuro come canta l'astronomica Irene Grandi nella sua «Cometa di Halley». Arisa, vincitrice delle nuove proposte lo scorso anno, ci riprova con «Malamorenò»; Povia, dopo i turbamenti sessuali di «Luca era gay», medita su «La verità» del caso Englaro; Nino D'Angelo, approfittando dello sdoganamento delle canzoni dialettali, riporta nella città dei fiori la sua svolta world music con «Jammo jà». Poi ci sono i Sonohra con tanto di «Baby», Fabrizio Moro che vorrebbe bissare l'exploit di qualche anno fa ma intanto mette le mani avanti (titolo: «Non è una canzone») e Malika Ayane, una di solito attenta alla qualità delle sue interpretazioni.  Non mancano i classici come Enrico Ruggeri che sposa atmosfere fantasy con «La notte delle fate», i Nomadi che affiancano la figlia d'arte Irene Fornaciari, Toto Cutugno che proverà a dire la sua nel quindicesimo Festival della sua carriera, stavolta raccontando di «Aeroplani», mentre Pupo ha messo su un “supergruppo” con il principe-showman di casa Savoia Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici per gridare «Italia amore mio», aggiungendo la partecipazione straordinaria del ct della Nazionale Marcello Lippi. E poi ancora elementi provenienti dai talent show come Valerio Scanu che spera di eguagliare il suo conterraneo Marco Carta, l’apprezzata Noemi e Marco Mengoni da X-Factor.
E chissà se Antonellina riuscirà a sfatare anche la maledizione che si è sempre abbattuta sulla conduzione  delle donne al Festival. Donne che hanno sempre perso, dal punto di vista degli ascolti, nel confronto con il i conduttori. In particolare l’edizione del 2001, condotta da Raffaella Carrà, ottenne la media di share del 48,4% e un ascolto medio di 11.784.000; e quella di Simona Ventura, nel 2004, raggiunse il 39,2% di share con un ascolto medio di 8.922.000.  
Non dimentichiamoci che c’è sempre il fantasma Morgan che aleggia sul festival. Ci sarà. Non ci sarà. Mazzi si appella alle virtù cristiane della Pietà e della Misericordia. E noi possiamo sempre rivolgere le nostre preghiere a Sanremo, vero santo protettore di questo Paese. Ma in ultima analisi: è importante - audience a parte - che Morgan ci sia o non ci sia? Io penso di no. E credo che lo pensi ogni persona di normale intelligenza. Compreso Morgan.
Alla fine, nel vuoto assoluto di una abitudinaria follia, siamo pronti. Vogliamo celebrare ancora una volta questo rito. Favorevoli e contrari, tutti noi questa sera ci ritroveremo davanti al focolare domestico, per partecipare e assistere alla tradizionale “messa cantata” della tv italiana.