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Mondi digitali?

Conoscenze sprecate

di PATRIZIO DI NICOLA (18 03 2010)

Il mondo digitale, è noto, vive di contenuti. Internet, a differenza dei media che lo hanno preceduto (come la stampa, la radio e la televisione), è fortemente bidirezionale. Permette a chiunque lo usi non solo di selezionare cosa vedere, ma anche di produrre e diffondere propri materiali.

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Su questo, in fin dei conti, poggiano le fortune di YouTube, che permette la libera circolazione di propri video, oppure di Flicker (per le foto), o i blog (per il testo). Certo, non tutti i contenuti sono di qualità, nel senso che nessuno può garantire che una voce su Wikipedia sia veritiera al 100%, oppure che uno scoop che appare su un blog sia davvero tale, e non una “bufala”, destinata a mettere nel sacco il giornalista che abbocca. Per garantire la qualità, anche su Internet, bisogna affidarsi a professionisti, come i giornalisti, che controllano le fonti e sono oggettivi. Naturalmente i contenuti professionali costano cari, e quindi gli utenti di internet dovranno abituarsi a pagare ciò che oggi ottengono gratuitamente. La Apple, straconvinta dell’assioma qualità=costo ha anche prodotto un apposto apparato, l’Ipad, che ci permetterà di comprare e fruire con facilità libri, giornali, musica, film. Tutto bene, quindi? Non proprio: ma chi ha detto che i contenuti di qualità sono solo questi?  Ogni anno, nelle Università italiane, si laureano circa 300 mila studenti. Ognuno di questi scrive una tesi, cioè un elaborato che somiglia a – spesso è - un libro, su un qualsiasi argomento dello scibile umano, dall’ingegneria alla filosofia. E’ un contenuto di qualità in quanto, seppur sia stato scritto da un giovane studioso, egli è stato assistito da un docente (il relatore) e il suo lavoro ha subito una lettura critica di  un secondo docente (il correlatore). Ebbene, tutta questa massa di conoscenza dove si trova? Al momento una piccola parte risiede su Tesionline.it, un portale che dal 2000 permette ai laureati di vendere il diritto di accesso alla propria tesi, garantendo loro una piccola retribuzione per ogni copia letta. Ma l’Università come Grande Istituzione che produce sapere è sconsolatamente assente da questa arena, mostrando una miopia da talpa e una sensibilità da rinoceronte. E intanto le tesi di laurea continuano ad ammuffire negli scantinati degli atenei.

A proposito di giornalismo e di tesi pubbliche

Interessante contributo al dibattito su internet e sulla conoscenza. Penso che il ruolo del giornalismo professionale non sia tanto quello di verificare le fonti (infatti quasi sempre è il contrario: sono i blog che si incaricano di smascherare bufale e notizie false che appaiono sui giornali - o come nel caso di wikileaks.org - a svelare notizie censurate). Forse la soluzione è nella capacità del giornalismo di intercettare la "saggezza delle folle" e di dialogare in modo corretto con il web. Un caso di scuola è quello del Daily Telegraph che ha chiesto l'aiuto dei suoi lettori per leggere 450 mila pagine di documenti sulle spese dei parlamentari (fonte: dal blog del giornalista Marco Bardazzi).

Trovo molto interessante la proposta di pubblicare le tesi degli studenti. Sicuramente la pubblicazione costringerebbe autori e relatori ad un lavoro più accurato e attento.

Comunque è già possibile pubblicare le tesi di dottorato (che tra l'altro non hanno il problema dei diritti d'autore che hannole tesi dei cors di laura). La Sapenza ad esempio ha un archivio già disponibile: http://padis.uniroma1.it/

E' vero, spesso sono i siti

E' vero, spesso sono i siti web, specialmente se fatti da utenti appassionati (i prosumer), che stimolano le testate tradizionali. Bisogna ragionare molto e in maniera non deterministica sul rapporto tra contenuti generati dall'utente e da professionisti. Proprio ieri a Milano l'USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) ha organizzato un incontro per presentare un portale di giornalismo on demand: potrebbe essere una buona idea, ma anche rivelarsi soltanto un modo per precarizzare ancora di piu' il lavoro dei giornalisti. (www.usgf.it)

In merito al PADIS della Sapienza, lo conosco bene, lo apprezzo e vi ho pubblicato un po' di pre-print. Penso che sia una iniziativa su cui puntare per farla andare molto al di la' delle sole tesi di dottorato.

Grazie della risposta e...

La ringrazio della risposta.

La sua proposta di condividere le tesi universitarie mi ha suggerito di scrivere questo articolino sul blog websapienza che volentieri segnalo a lei e ai suoi lettori:

http://websapienza.wordpress.com/2010/04/29/alcune-idee-forti-conclusioni/