La commistione dei formati dell’informazione e dell’intrattenimento è alla base di alcuni fra i neologismi più suggestivi nel campo dei media studies, dall’ormai familiare infotainment ai più recenti tentativi di aggiornamento, culminati con la definizione della categoria interpretativa di “politica pop”
[1].
Si tratta di un territorio dalla geografia abbastanza complessa, che comprende almeno tre diverse province: anzitutto, un’area espressamente dedicata alle “hard news”, all’approfondimento politico, i cui forati spesso si concedono “divagazioni” nel’ambito dell’informazione “leggera” che non per questo rappresentano spunti meno importanti per il dibattito pubblico
[2].
In secondo luogo, un’area di discussione “leggera”, dedicata ai temi dell’attualità non direttamente politica, che quindi si sottrae a ogni tentativo regolatorio della legge e “fa opinione” dibattendo con ospiti non politici in un’arena non politica di temi ben presenti nell’agenda politica – Mazzoni ad esempio
[3] si interroga sull’impatto che la discussione di eventi di cronaca nera legati agli stupri di Roma e Milano commessi da immigrati all’interno dei contenitori domenicali delle ammiraglie Rai e Fininvest possa aver avuto sulle agende dei pubblici in occasione delle Politiche 2008.
Infine, un’area di programmazione che si pone esplicitamente a cavallo tra l’intrattenimento puro, compiutamente “pop”, e l’informazione di servizio – e su questi temi Mazzoleni e Sfardini
[4] hanno formulato ipotesi di grande rilevanza circa il ruolo di “watchdog” che tali formati andrebbero ad assumere nella percezione del telespettatore.
Come in molti altri casi, la discussione sull’Università in quanto istituzione pubblica – perché la copertura mediale e i relativi “attacchi” sembrano sempre restringersi alla realtà pubblica del’istituzione – e quindi politica in senso lato, è illuminante.
Sarebbe interessante interrogarsi sullo scarso appeal che l’istituzione universitaria ha nel terzo dei campi di applicazione della politica pop appena descritti, ma gli eventi recenti non forniscono esempi “eccellenti” in questo senso. E forse già questo è un dato interessante.
Il dibattito che domenica 2 maggio ha animato L’Arena condotta da Massimo Giletti all’interno di Domenica In consente invece di riflettere su alcune similarità e differenze tra le “regole del gioco” vigenti nei primi due campi. L’episodio, una querelle tra il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il direttore de Il Messaggero Roberto Napoletano e il sociologo del lavoro Domenico De Masi sul destino dei laureati – e in particolare dei laureati in Comunicazione – alla prova del mercato delle professioni, ha immediatamente richiamato alla mente un diverso episodio. Ossia l’accorato appello con cui due anni prima Bruno Vespa in chiusura di Porta a Porta implorava gli alunni modello di una scuola secondaria superiore di non commettere il “tragico errore” di iscriversi a Scienze della Comunicazione.
Ma le dinamiche sono molto diverse. A un livello di pura meccanica della trasmissione, il format breve dell’Arena, che ben si colloca nel secondo dei territori sopra individuati, consente di tenere attiva l’attenzione del suo pubblico giocando sulla sola polemica e sui concitati scambi di accuse tra i suoi protagonisti, mentre Vespa più coerentemente dedica la puntata ai casi virtuosi degli studi superiori italiani e in ultimo, a favore dell’innesco di una polemica da condursi lontano dalle candide poltroncine dello studio, lancia la sua provocazione. Che resta quindi necessariamente orfana di discussant. La medesima presa di posizione, invece, nel contesto di Domenica In trova uno spazio teoricamente dialettico, che solo la pervicace reticenza, non solo televisiva, di parlare dei dati che pure vengono annunciati (e nel contesto specifico scorrono muti sui videowall), rende sterile al punto da suscitare la tentazione di riprendere sopite polemiche francofortesi ai formati “pop” dell’industria culturale.
Vespa “punge” in chiusura di puntata, non rinuncia ad esprimere la sua opinione sul tema ma rimanda (virtualmente) il dibattito ad altri luoghi. Giletti apparentemente dedica l’interezza dello spazio a sua disposizione al dibattito, ma la discussione non sembra avanzare significativamente dalle posizioni di partenza degli ospiti. Una costante del dibattito pop o della discussione sull’Università?
[1] G. Mazzoleni, A. Sfardini, Politica Pop. Da «Porta a Porta» a «L’isola dei famosi», Il Mulino, Bologna, 2009
[2] In particolar modo quando i protagonisti di tale informazione “leggera” son gli stessi esponenti politici che in quel contesto esplicitamente si occupano dell’agenda strettamente politica, e che occasionalmente accettano di condividere con il pubblico la ricetta del loro risotto preferito o l’amore incondizionato che li lega al loro animale domestico.
[3] M. Mazzoni, Uno studio sulla comunicazione politica in Buona Domenica e Domenica In, paper discusso in occasione del XXII Convegno Annuale della Società Italiana di Scienza Politica, Pavia, 4-5-6 settembre 2008.
[4] G. Mazzoleni, A. Sfardini, Infotainment e interesse per la politica, in P. Mancini (a cura di), La maratona di Prodi e lo sprint di Berlusconi. La campagna elettorale 2006, Carocci, Roma 2007.