Sono solo alcune delle suggestioni emerse nel corso del convegno “Immagini di donne sullo schermo. Gender e Media ri-visitati” che si è svolto presso il Centro Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione.
L’evento, che ha visto confrontarsi docenti, giornaliste e professioniste dell’audiovisivo, ha rappresentato l’occasione per certificare la nascita dell’Osservatorio del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale “Gemma – Gender and media matter” che intende operare una riflessione in merito alle narrazioni e rappresentazioni femminili sullo schermo televisivo. Un termine, quello di “Gemma”, polisemico e multiforme che, come ha affermato Milly Buonanno, responsabile scientifico dell’Osservatorio: “è innanzitutto un nome di donna; è uno dei nomi della stella alpha Coronae Borealis; e rappresenta i germogli delle piante; un concetto in grado di cogliere al tempo stesso il rinnovamento e la rinascita”. L’osservatorio intende, in tal senso, costituire un programma di ricerca longitudinale, epistemologico, capace di standardizzare sia i processi di stabilizzazione che i trend di cambiamento delle immagini di donne dentro e attraverso i media. Per dirla con Touraine: "Non si tratta per le donne di dichiararsi differenti dagli uomini o di protestare contro il dominio maschile, ma di farsi creatrici di se stesse, aspetto che include la consapevolezza di trasmettere la vita oltre che l'esigenza di definirsi e scegliersi in funzione di sé e non solo dei ruoli che assegna loro una società".
Gli studi di genere hanno attraversato un percorso ad intermittenze alternando alcuni picchi, ad esempio negli ottanta, e momenti di stallo e calma piatta nel corso degli anni novanta e le stesse identità di genere che vengono costruite socialmente e mediaticamente sono, ancora oggi, estremamente stereotipate. Se è vero che il genere rappresenta sempre più una dimensione cruciale delle relazioni sociali, nel tempo attuale si consolida un approccio multidisciplinare a tali studi come dichiarato dalla Ferrari Occhionero. Un patrimonio di studi che trova uno sbocco anche nelle scienze hard, scientifiche. E che muovono verso un approccio costruttivista, inclusivo.
Al centro delle ricerche dell’Osservatorio ci sarà, in particolare, la televisione che, in quanto espressione del femminile, verrà indagata con una sensibilità diversa, sociologica, non solo teorica nei confronti delle identità di genere. Il tentativo, ribadito nel corso del convegno, è quello di rompere con l’universalismo e il determinismo biologico e riflettere sulla dicotomia maschile/femminile da un punto di vista sociale. Andare oltre quelle sterili, immobili, a volte stanche, critiche e riserve nei confronti del genere che il più delle volte si annullavano in questioni desuete, offrendo esclusivamente marginalità alle ricerche e ai dati.
La televisione è esperienza del quotidiano; essa viene a rappresentare una risorsa per l’identità ed una struttura di conservazione della memoria che consente di soggiornare nel presente. Il pubblico, sospendendo l’incredulità, abbassa le difese permettendo al mezzo televisivo di offrire un ritratto in evoluzione della complessità sociale. La televisione muove verso la costruzione di identità plurali, fluide e modelli di genere reticolari e partecipativi. Come ha dichiarato Mihaela Gavrila: “è possibile cogliere il senso del noi e l’immagine delle disgregazioni attraverso gli schermi televisivi”. E così attraverso l’infotainment, i talent show, i reality si demitizzano i miti e questi si trasformano in persone comuni.
Il primo ostacolo da superare, allora, è quello delle stereotipizzazioni. Perché, alle volte, il desiderio di muovere verso la vera essenza della donna ne annulla la varietà, la complessità. E allora, come affermato da Franca Faccioli, si devono individuare le molteplici chiavi di lettura delle narrazioni di genere provando a riconoscere un immaginario sostenibile consapevoli che il valore aggiunto lo mettono le persone, lo diamo noi.
In secondo luogo, l’urgenza del tempo attuale è quella di porsi da prospettive diverse. Andare oltre le letture semplicistiche e semplificatorie che si sono diffuse nel senso comune. Troppo facile accusare la televisione di offrire una estrema erotizzazione del corpo femminile. Eccessivamente riduttivo individuare come immagine dominante quella della donna “oggetto”. Troppo semplice andare a cercare sempre le stesse cose. O vedere le donne della pubblicità, come ha raccontato Paola Panarese, “decollate e sterili manichini della commercializzazione delle merci”.
In tal senso l’attività indagatoria dell’Osservatorio si pone come scopo principale quello di sviscerare i meccanismi, scavare nell’ombra, offrire una lettura sociologica, doppiamente ermeneutica della realtà cogliendo quella sfida interpretativa polisemica e multiforme. E in tal senso i dati confrontabili, le ricerche che mettono insieme quantitativo e qualitativo, i monitoraggi, le griglie di rilevazione, le analisi del contenuto permettono di offrire racconti concreti e comparativamente suggestivi. Dati in grado di testimoniare con forza, per dirla con Erri De Luca, “quanto piccoli mutamenti quotidiani possano segnalare l’arrivo delle grandi scosse”.
E così tra memoria e futuro l’idea è quella di catturare narrazioni semplici ma non semplificate, complesse e non ibride. In definitiva, recuperare lo sguardo delle donne.