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Attraversamenti Postumani dissonanti

Attraversamenti Postumani dissonanti

di FRANCESCA DE NICOLò (24 05 2005)

Il 21 maggio  nella sede di Palazzo dei Congressi, EUR, ultima   notte  “postumana” per Dissonanze 5 ,  Festival di Musica Elettronica e Arte Digitale con Karl Bartos e DJ dall’ Olanda, Inghilterra e Italia tra sale interne e esterne, nell’auditorium selezione Brand New da Mtv.
Il Festival attivo dal 2000 ha presentato in prima serata il 19 i Matmos, gruppo che vanta collaborazioni con la geniale Bjork,  per poi proseguire i giorni seguenti.

Star acclamata del 21 Karl Bartos, che con i suoi si è esibito nella suggestiva cornice del salone della cultura,  come lui stesso ha notato,
Approdato più tardi di quanto ci aspettassimo nonostante la leggendaria quanto stereotipata precisione tedesca. Ha iniziato così  a suonare con suo impeccabile atteggiamento, vestito di nero dalla testa ai piedi. Non mancando di sorridere qua e là ai suoi fan che sono accorsi abbastanza  numerosi ma non troppo, ha presentando molta parte del suo repertorio prima e  dopo Kraftwerk con vocoder e synth da Purista.
Va da se che , com’è noto,  la tensione per l’evento era  molta,  Bartos si è esibito  in Italia per la prima volta da parecchi anni  e i KraftwerK sono senza dubbio un  mito  assoluto della  musica elettronica partito da Dusserdolf già dagli anni settanta. Tra i fan accorsi  alcuni vestiti con camicie rosse e pantaloni neri e cravattina in tono, alla The Man –Machine e altri con poster del suo ultimo lavoro;  ancora presenti fenomeni di mitizzazione tipici di una band pop. Per quanto i Kraftwerk stessi per loro volontà volevano essere un gruppo antipop, scegliendo di presentarsi come dei chirurghi del suono. E Tutto anche dopo Kraftwerk nello stile Bartos è comunque un progettare e un comporre un immagine ed una ricerca che  esalta la macchina, vista  sublime rivelatrice, stile che Bartos e suoi metallicamente incarnano.
Intanto attraversano la sala proiettate video che allineandosi al suono pianificano un’interazione suono/musica che solo con la macchina tecnologica può essere realizzata, l’autore è  Philppe Geist sempre dalla Germania, nelle quali  i numeri scendono e scivolano ennesimi echi/simboli di Matrix , verdi fluorescenti come i cristalli liquidi del pc di prima generazione. Ancora fasci di luce si muovono ritmincamente sulle nostre teste, al suono di  brani tratti da Communication, primo lavoro solista di Bartos presentato in prima battuta nel 2003 presso ICA a Londra, come The Camera, esaltazione della macchina fotografica, I’m the Message, prodotto con gli Orbital, 15 Minutes of Fame ( eco di Andy Warhol?),  Reality, nella quale Bartos ci chiede puoi sentire i bit? Life, Electronic Apeman.  Realizzazioni tecnologiche minimali ma a tratti anche “ euforiche” espressioni di quello che è stato definifo con questa etichetta:  tecnopop.
E non poteva mancare Model, mentre negli schermi si avvicendano modelle anni sessanta che sfilano nelle loro passerelle di tutto rispetto con occhi da cerbiatta e scialli alla Hepburn. E’ tutto studiato seguendo uno stile da club germanico come anche Wolgang Flür raccontava nel suo Kraftwerk Io ero un Robot, dove getti di vapore inondano la sala e luci metalliche martellano in pieno fascino anni ’80 inseguendo un fascinoso distacco ben calibrato.
Poi è la volta di  Computer world, e di Trans Europe Express, The Robots. Bartos come d’obbligo continua a mantenere il contatto con il sublime tecnologico, che dionisiacamente esalta il clan tecnocrate lì condotto. Tutto è orchestrato però sempre con controllo, dove si allineano alternativamente, tratti di rapimento contenuti dalla rigidità dei protagonisti e di molti dei partecipanti che in pieno stile teutonico mantengono una calma apparente. Inevitabile è sentire suoni stracitati oggi, il gruppo tedesco è padre assoluto di moltissimi della scena elettronica d’oggi, com’è noto, passando dai Chemical Brothers ad Aphex Twin ai Prodigy.
Ancora video si alternano ovunque esaltazioni sempre del tecnologico, protagonisti sono telefoni anni sessanta e computer anni ’80 e macchine, ai quali si alternano animazioni sintetiche della Weissraum design produttrice anche delle copertine dei lavori di Bartos.  
Connessione arte visiva/musica che ha accompagnato anche le scelte linguistiche dei Kraftwerk. Non dimentichiamo che The Man Machine era una singolare evocazione in copertina , del cuneo rosso di EL Lissitzky della Rivoluzione Russa, attenzione d’avanguardia della quale è compartecipe anche Bartos anche post Macchina elettrica. Contemporaneamente Bartos e i suoi si fanno fotografare e riprendono il pubblico che è  poi manipolato e alterato strutturalmente sugli schermi,  mentre lo stesso viso di Bartos è ovunque connesso e ricomposto alle strisce colorate da  mancanza di segnale tv,  altro mezzo tecnologico che modifica e replica ovunque il se. Allineato forse simbolicamente a un interferenza, momento di stasi nella notte tra un programma e l’altro.
Tutto è sempre concertato con mininale attenzione e molta classe, dove il pubblico però è molteplice. Ma forse questo è il bello,  vedere questo passaggio notturno dove si  miscelano glaciali “radical scic” e  ancelle che dimenano anche e tatuaggi e adolescenti fedeli da rave. Continua ad aleggiare il mistero intorno anche al Karl Bartos, e ai suoi algidi compagni, anche loro Robots, compartecipi di un meccanico sentire. Un sentire nel quale Bartos non manca di citare Breat Eston Ellis con il suo American Psyco.  
Quale scenario migliore se non Palazzo dei Congressi con i suoi mosaici di Severini, in tono con un eco vetero mitologico di una  Roma che per una notte ogni tanto diventa  capitale mitteleuropea. Tutto appare concertato e sagacemente intessuto per realizzare un’ ennesima manifestazione del mito Futurista Uomo- Macchina. Nella terrazza ancora dopo Bartos video e musica di Speedy dall’Olanda, tra l’ipnotico e il minimale. Dopo Bartos è la volta di  TIga autore di un rave con tutti i crismi dove il” popolo della notte” si unisce in un rituale ennesimo attraversamento postumano  e dissonante.  E l’estetica meccanica sia.
 
Roma 22 maggio 2005.

Riferimenti
Dissonanze