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Wikileaks: informazione senza bavaglio

Sul web una strada contro la censura

Wikileaks: informazione senza bavaglio

di CLAUDIA VENERA MARIA COSTA (16 06 2010)
www.google.it
 

Quando il web batte la censura.

 “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Così disse qualcuno e sembra proprio che nel mondo non ci sia nessuno che possa scagliarla. Neanche la democratica America, che quando si trova a dover scegliere fra la propria immagine e scomode verità, non ci mette molto a cercare di cancellare queste ultime.

E’ quanto sta accadendo a Julian Assange, australiano e fondatore di WikiLeaks, un sito internet che dà spazio all'invio di materiale classificato e riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, da parte di fonti coperte dall'anonimato.

Il progetto si occupa di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie". Wikileaks vuole essere "una versione irrintracciabile” di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l'analisi di massa di documentazione confidenziale". Lo scopo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica, di una più forte democrazia. Il sito è curato da dissidenti del governo cinese, scienziati, attivisti, giornalisti ed i suoi obiettivi primari sono le nazioni dell’ex Unione Sovietica, dell'Africa sub-sahariana e del Medio Oriente. I cittadini di ogni parte del mondo possono e sono invitati ad inviare materiale “che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende".
Un portale on line di libera informazione balzato all’attenzione per aver messo in circolo, qualche tempo fa, un video del 2007, di alcuni soldati americani che sparavano dai loro elicotteri Apache, su civili iracheni, senza che ci fossero reali e constatate motivazioni di pericolo per farlo. Nella sparatoria, oltre ai civili persero la vita due operatori dell’agenzia di stampa Reuters e venne condannato Bradley Manning, che aveva prestato servizio come Intelligence analyst per l’Esercito e che adesso è sospettato di aver passato ad Assange più di 260 mila dispacci diplomatici e di intelligence etichettati come confidenziali.
Quello che l’America teme, a questo punto, è che da un momento all’altro le informazioni possano essere postate su Wikileaks, che dalle tante sedi dislocate nel mondo ha tutto il potere di farlo. E’ stata così ingaggiata una ricerca a livello mondiale per ritrovare Assange, di cui si sono perse le tracce dopo che l’Ufficiale Daily Beast, aveva comunicato “vogliamo sapere dove si trova ed essere certi di poter contare sulla sua collaborazione”. Parole sospette, che possono dare adito ad interpretazioni diverse. Minaccia o gentile richiesta? Intanto i più vicini ad Assange temono per la sua incolumità, soprattutto dopo che venerdì scorso non si è presentato ad una conferenza sul giornalismo investigativo a Las Vegas, per “motivi di sicurezza personale”.
L’ennesimo episodio che dimostra quanto il web sia utile e per certi aspetti immune ai tentativi di imbavagliarlo e come esso diventi sempre più sinonimo di libertà espressiva ed informativa.