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Il quartiere che riparte dall'educazione Scuole in festa! o no? di FEDERICO FADDA, MARIA FRANCESCA LICATA, IRENE MASALA ED ENRICO NOCERA (22 06 2010) http://www.flickr.com/photos/sarahklingeberg/344170341/

I bambini come motore e impulso all’integrazione nel quartiere. Ne parliamo con alcuni responsabili del progetto “Scuole in festa”, manifestazione dedicata all’intercultura e alla collaborazione fra etnie diverse. I segnali sono incoraggianti, ma la sensazione è che ci sia ancora da lavorare: “Roma vive di localismi – dice l’antropologo Polia – che solo le nuove generazioni possono superare”.

Parole chiave: bambini [1] Esquilino [2] integrazione [3] razzismo [4] scuola [5] Condividi: Invia per email [6] Permalink [7] Stampa la pagina [8]

Per avere una mezza idea di come l’Esquilino sia il quartiere-mondo di Roma basta affacciarsi su una delle strade che circondano Piazza Vittorio. Il gestore di un ristorante africano saluta con ampi gesti un negoziante coreano, impegnato a contrattare il prezzo di un capo d’abbigliamento con una donna mulatta. Tre diversi continenti nello spazio di pochi metri.

Un mix di culture che coinvolge, inevitabilmente, anche chi all’Esquilino ci abita da decenni. Sulla panchina di fianco alle giostre di Piazza Vittorio, una signora dalla pelle bianca, capelli biondo cenere, accento romanesco, raccomanda al figlio di non allontanarsi troppo: “Lo porto qui da quando ha cominciato a camminare – ci spiega fra uno sguardo e l’altro – così come tanti suoi compagni di scuola. Bambini neri, cinesi, indiani: mio figlio ha più amici asiatici che italiani”. Lo dice col sorriso, senza stupirsi più di tanto. D’altronde basta guardarsi attorno: anche il viaggiatore saltuario si accorgerà subito di ritrovarsi in una Roma pressoché sconosciuta, lontana dalle telecamere di fiction e telegiornali che esaltino la magnificenza della Capitale. Niente Colosseo o Cupolone. Qui i nomi dei protagonisti dell’Unità italiana, ricordati sulle targhe che danno nome alle strade, si mescolano agli odori, ai suoni e alle parlate dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. I problemi del commercio - La composizione commerciale riflette quella demografica: negozi d’abbigliamento, ristoranti, market, bancarelle, barbieri. Si passa dall’India alla Cina fino allo Sri Lanka voltando semplicemente l’angolo. Situazione che ha creato non pochi problemi agli storici commercianti e artigiani del luogo. “Ho fatto il barbiere per più di trent’anni – dice Paolo, ex proprietario di un salone in via Principe Amedeo – poi sono stato costretto a vendere. E per forza, come facevo? Negli ultimi dieci anni gli indiani hanno aperto alcuni saloni proprio su questa strada. Shampoo e taglio a sei euro. Io, con i prodotti che compravo, avessi applicato tariffe del genere non c’avrei coperto nemmeno le spese”. Una “concorrenza sleale”, parafrasando il film di Ettore Scola, che non sembra nascondere, però, tentazioni razzistiche: “Ma quale razzismo, io parlo di semplice concorrenza nel settore. E poi sono anni che ogni domenica porto mio nipote a giocare ai giardinetti quì, a Piazza Vittorio, insieme ai suoi amici cinesi”.  Il ruolo della scuola - I bambini, il gioco, la socialità. Elementi che ritornano. E in effetti non sono pochi quelli che si ritrovano fra le giostre del lato di via Conte Verde fino agli sgangherati canestri di fronte via Carlo Alberto. Piccoli capannelli dove lingue e culture diverse si mescolano nel comune sentimento del gioco e dell’amicizia. Dimensione ancora sottovalutata da chi oggi parla e discute sui problemi del quartiere, dal caos, alla sporcizia, al degrado civile. “Non sono mai stata aggredita da quando vivo e lavoro qui – dice Yi Yun-Suk, proprietaria di un minimarket di fronte la fermata del metrò Vittorio Emanuele – al massimo qualche sguardo cattivo quando vado a sedere alle panchine qui, nel parco. Mia figlia? Ha 6 anni, quest’anno frequenterà la prima elementare. Spero non abbia problemi. All’asilo tutti le volevano bene”. Incuriositi, ci rechiamo, stavolta telecamere alla mano, da chi ha fatto dei progetti di integrazione nel quartiere una costante del proprio lavoro. Abbiamo perciò intervistato alcuni dei responsabili del progetto “Scuola in festa – Roma città famiglia”, tenutasi a Piazza Vittorio e dedicata ai momenti di incontro, scambio e integrazione multiculturale nel mondo della scuola, attraverso laboratori, attività ricreative, spettacoli di danza, musicali e teatrali. Abbiamo poi intervistato chi nel quartiere ci abita, chi da poco tempo, chi dagli anni ’60. E, se da un lato abbiamo scoperto come le nuove generazioni possano diventare motore e sviluppo di una piena integrazione multirazziale, dall’altro abbiamo rilevato una disparità, per certi versi sorprendente, nelle dichiarazioni di una giovane studentessa e di un pensionato del luogo. Fra chi in teoria potrebbe essere più aperto alle novità e chi, invece, maggiormente attaccato alle tradizioni e alla storia del posto.

"Scuole in festa" all'Esquilino [9] from nocella [10] on Vimeo [11].

  Dai bambini ai giovani, fino agli anziani. Generazioni diverse che si confrontano sul comune terreno della differenza. L’Esquilino svela una dimensione inedita nascosta dai discorsi sul degrado: quella della comunità. Una comunità che nasce da una base ancora in fase di costruzione, impegnata a superare diffidenze e pregiudizi radicati, come abbiamo visto, anche nei giovani. Un compito che appare oggi tanto complesso quanto stimolante. Polia: "La conoscenza limita i pregiudizi" - “Creare integrazione non è semplice – ci dice Mario Polia, professore di Antropologia a Roma – soprattutto in una città come questa, che vive di localismi e contrapposizioni anche da quartiere a quartiere”. Una città rinchiusa su sé stessa? “Roma è una Capitale atipica, nemmeno paragonabile al cosmopolitismo di Londra o Parigi. La cosa che mi rende fiducioso – continua il professore – sono proprio le nuove generazioni, con cui anche io vengo a contatto ogni giorno. La Roma di quartiere è una concezione radicata nei decenni passati che, soprattutto in un rione come questo, può venire scalzata attraverso l’impulso della nuova socialità interrazziale”. E se invece della solidarietà reciproca si venissero a creare episodi di razzismo e intolleranza nei confronti del “diverso”: “Questo è un rischio evidente, che in molti casi purtroppo si concretizza. Eppure ripeto: l’intolleranza può venire estirpata attraverso la comune collaborazione, anche semplicemente uscendo e giocare una partita di calcio nei giardini in piazza. I pregiudizi – conclude Polia – sono figli dell’ignoranza, del non essere consapevoli, in modo concreto e fattuale, della vita dell’altro. Col tempo impareremo, anche noi attempati benpensanti, a riconoscere l’importanza di un’aperta e reciproca conoscenza”.

Link per approfondire"Scuola in festa", il sito [12] window.fbAsyncInit = function() { FB.init({appId: 'your app id', status: true, cookie: true, xfbml: true}); }; (function() { var e = document.createElement('script'); e.async = true; e.src = document.location.protocol + '//connect.facebook.net/it_IT/all.js'; document.getElementById('fb-root').appendChild(e); }());

Sorgente URL(recuperato il09/02/2012 - 14:37): http://www.comuniclab.it/43703/scuole-festa-o-no

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[9] http://vimeo.com/12700784
[10] http://vimeo.com/user4080531
[11] http://vimeo.com
[12] http://www.zetema.it/mostre_ed_eventi/eventi/la_scuola_in_festa_2a_edizione