
Nell’epoca in cui diviene sempre più facile la comunicazione tra persone che si trovano in stati diversi, distanti chilometri e chilometri, e sempre più semplice intavolare discorsi su più argomenti, molto spesso magari su tematiche piuttosto superficiali per il solo gusto di incontrarsi in Rete, ecco che l’uso delle tecnologie moderne può rappresenta la salvezza e la liberazione dalla tirannia di regimi opprimenti come quelli presenti da decenni in Stati del Nord Africa e del Medio Oriente. Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Baharain, Algeria, Marocco, i paesi travolti dal profumo dei tweets e dei post trasportati in Rete dai giovani rivoluzionari.
Parole chiave: primavera araba [1] twitter [2] Condividi: Invia per email [3] Permalink [4] Stampa la pagina [5]
“Tweets from Tahrir [6]" è un libro uscito da qualche mese che fa la cronaca della rivolta in Egitto, passando prima per la scintilla rivoluzionaria che si accende in Tunisia, attraverso tutti i tweets postati sul sito di microblogging Twitter. Esso è nato dall’idea di due attivisti Nadia Idle e Alex Nunns che incominciarono a postare tutti i tweets che si scambiavano i giovani egiziani durante le dimostrazioni di gennaio e febbraio. Giovani che si stavano ribellando alla censura imposta dal regime di Hosni Mubarak, che guidava il paese sotto la sua dittatura da trent’anni. La censura in Egitto era anche un autocensura, come ci viene spiegato da una mediatrice culturale che descrive la paura che regna in ciascun giovane e l’impossibilità di parlare anche tra di loro di politica, di riforme, di diritti umani. Ma come si poteva far cadere il regime? Come organizzarsi per far in modo di far scendere tutti in piazza nello stesso giorno e alla stessa ora per iniziare la protesta contro Mubarak? I social network, i blog i video su You Tube pronti a documentare ciò che stava accadendo nel momento in cui le rivolte vengono soffocato con scandalo nel sangue delle vittime della libertà, questi hanno rappresentato il solo mezzo di comunicazione in paesi dove i padroni dello Stato governavano incontrastati sulla massa di popolazione sotto la schiacciante morsa della povertà e dell’ignoranza. Lo scatto è avvenuto nella mente dei nativi digitali, il mezzo di comunicazione così facile da utilizzare che persino un bambino ne comprende subito l’uso e ne fa consumo, la facilità di guardare ciò che accadeva nell’altro mondo, quello pieno di Ipad, Iphone, con oggetti da comprare e musica facilmente da ascoltare, in ciò, dentro tutte i video trasmessi da You Tube, dietro ogni frase di un amico che lavorava all’estero e postava il suo stato su Facebook, entro tutto questo facile conversare c’era scritta la parola democrazia. E non importa se sia stato un episodio ad accendere la miccia, se magari il sacrificio di un giovane commerciante ambulante, Mohamed Bouazizi [7], abbia dato il là alla sinfonia di sms, tweets e post che hanno dato vita alla Primavera Araba. La stampa tradizionale ed i media autorizzati come radio e TV si sono visti messi da parte, neutralizzati nelle loro parole di buon ordine e controllo dai nuovi sistemi tecnologici che connettono con un solo click tutta una generazione di giovani che hanno fatto delle parole Libertà e democrazia due vocaboli fissi presenti nei migliaia di messaggi scambiati tramite i social network. Tunisia. Tutto sembra avere inizio il 18 dicembre dell’anno scorso, quando in Tunisia scoppia la rivolta dei Gelsomini, le sommossi popolari avvenute nelle piazze principali delle città della Tunisia. Il giorno prima un giovane commerciante ambulante tunisino, Mohamed Bouazizi, si era dato fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid [8] per protestare contro il sequestro della propria merce da parte delle autorità. Il primo tweet postato è di un giovane egiziano con nickname Gsquare86 che scrive:” The Tunisian devolution is being twitterized … history is being written by the people!” Il 14 gennaio 2011 dopo una serie di violente manifestazioni di piazza il presidente Ben Alì lascia la Tunisia dopo 23 anni di potere assoluto. Oggi la Tunisia si avvia, anche se pur con lentezza, verso un processo di democratizzazione con un governo provvisorio che sta traghettando il paese verso le prime elezioni democratiche che si terranno il 24 luglio. Egitto. Il 25 gennaio inizia la rivoluzione egiziana nella piazza di Tahrir contro il presidente Hosni Mubarak [9] che governa il paese da trent’anni. Il giovane egiziano Gsquare86 così inizia a postare i suoi tweets: “Jan 25 I hope we can get over the logistics and just take to streets in mass all over.” “I still havent’t decided from wich place, I will be tweeting live coverage on Jan 25” Un suo coetaneo, 3arabawy, così scrive nel giorno della rivolta in piazza Tahrir: “streets r empty. Police r everywhere jan 25” La serie di tweets, di post su Facebook e i video su You Tube che riprendono le violenze della repressione fanno il giro del mondo. L’11 febbraio Mubarak annuncia le sue dimissioni ed al suo posto viene istallato un governo provvisorio che dovrà portare l’Egitto alle prime elezioni democratiche. Gsquare86 così posta uno dei suoi ultimi tweets commentando una foto di alcuni manifestanti che esibiscono una scritta ripresa dalle parole del presidente degli USA durante la sua campagna elettorale, “Yes we can too”: “Actually Obama couldn’t but yes we (Egyptians) can Tahrir revolution” Libia. Il 16 febbraio inizia a Bengasi una serie di manifestazioni per protestare contro l’arresto di un giovane attivista dei diritti umani. Iniziano gli scontri con la milizia del generale Mu'ammar Gheddafi [10] al potere da quarant’anni. Nelle strade i manifestanti vengono sparati a vista da cecchini appostati sui palazzi. Il sito informativo libico "Libya al-Youm" denuncia che "i militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi usano armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino" come razzi Rpg [11] e armi anti-carro. Il 21 febbraio [12] la rivolta si allarga anche alla capitale Tripoli [13] dove i contestatori danno fuoco a edifici pubblici. Nella stessa giornata a Tripoli si fa ricorso a raid [14] dell'aviazione sui manifestanti per soffocare la protesta. Nello stesso giorno la delegazione libica all’Onu [15] prende nettamente le distanze dal leader Muammar Gheddafi. Il vice-ambasciatore libico, Ibrahim Dabbashi, a capo della squadra diplomatica libica, accusa il colonnello di essere colpevole di "genocidio" e di aver praticato "crimini contro l’umanità". Interviene l’ONU con gli Stati Uniti, l’Italia, la Francia e la Gran Bretagna. Ad oggi il leader libico non sembra cedere davanti all’avanzata militare dell’ONU. Siria. Ad oggi prosegue la repressione nel sangue delle rivolte dei giovani siriani contro la dittatura del presidente Bashar al-Assad [16]. La repressione attuata dal regime assume l'aspetto di un massacro, con il ricorso a carri armati da parte della polizia e armi pesanti. Oltre 400 sono i decessi registrati dall'inizio della protesta, mentre circa 500 persone risultano essere state tratte in arresto. La serie di video su You Tube documentano con cruda realtà queste repressioni cruenti. A tutt’oggi le notizie apparse su Google news ci documentano uno stato di cose che non accenna a mutarsi per quanto riguarda le sommosse negli Stati dello Yemen, Algeria, Bahrain, Marocco ed altri piccoli stati del Nord Africa e del Medio Oriente. Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione la Primavera Araba è sbocciata avendo più le sembianze di un estate che si è presentata violentemente e istantaneamente calda ed accecante proprio per le resistenze dei governi dittatoriali che non vogliono mollare il potere e darlo in mano alla democrazia. Un’altra notizia che apre prospettive positive per questi giovani che hanno avuto la forza di reagire con forza alle sanguinose repressioni dei regimi sembra provenire dal vertice degli otto paesi più industrializzati del mondo tenutosi a Deaville, in Francia il 27 maggio. Già da New York il presidente degli Stati Uniti Barak Obama aveva ribadito in un discorso tenuto alla Benjamin Franklin Room del dipartimento di Stato, il pieno appoggio finanziario del suo paese nei confronti degli stati che erano stati coinvolti nella Primavera Araba. Una questione che aveva affrontato anche a Londra quando si era incontrato con il primo ministro britannico David Cameron, prima dell’inizio del G8 in Francia. E durante i lavori della convention si è sostenuto l’avvio del partenariato con l’Egitto e la Tunisia, promettendo di investire ben 20 miliardi di euro per il periodo 2011-2013 per la transizione verso la democrazia di tali paesi. Certo è che se il presidente francese Sarkozy ribadisce nella stessa sede il suo atteggiamento del tutto negativo nei confronti del Web visto solo come un “luogo senza regole da civilizzare”, senza accennare minimamente alla libertà di informazione, alla democraticità che assicura il web ed alla lotta alla censura, tutto il loro impegno appare velato da una certa contraddizione d’insieme.
Link per approfondireroteste nel Nord Africa e Medio Oriente del 2010-2011 [17]Tweets From Tahrir [18]Il vertice G8 2011 tenutosi a Deaville (Francia) [19]➢ L’EG8 all’interno del vertice G8 2011: la posizione del presidente francese Sarkozy [20] window.fbAsyncInit = function() { FB.init({appId: 'your app id', status: true, cookie: true, xfbml: true}); }; (function() { var e = document.createElement('script'); e.async = true; e.src = document.location.protocol + '//connect.facebook.net/it_IT/all.js'; document.getElementById('fb-root').appendChild(e); }());Link:
[1] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/9813
[2] http://www.comuniclab.it/taxonomy/term/5505
[3] http://www.comuniclab.it/forward/79987
[4] http://www.comuniclab.it/79987/la-primavera-araba-e-le-rondini-di-twitter
[5] http://www.comuniclab.it/print/79987
[6] http://www.orbooks.com/our-books/tweets-from-tahrir/
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Bouazizi
[8] http://it.wikipedia.org/wiki/Sidi_Bouzid
[9] http://it.wikipedia.org/wiki/Hosni_Mubarak
[10] http://it.wikipedia.org/wiki/Mu%27ammar_Gheddafi
[11] http://it.wikipedia.org/wiki/RPG_(lanciarazzi)
[12] http://it.wikipedia.org/wiki/21_febbraio
[13] http://it.wikipedia.org/wiki/Tripoli
[14] http://it.wikipedia.org/wiki/Raid
[15] http://it.wikipedia.org/wiki/Onu
[16] http://it.wikipedia.org/wiki/Bashar_al-Assad
[17] http://it.wikipedia.org/wiki/Proteste_nel_Nord_Africa_e_Medio_Oriente_del_2010-2011
[18] http://www.orbooks.com/our-books/tweets-from-tahrir/
[19] http://ec.europa.eu/news/external_relations/110530_it.htm
[20] http://www.youtube.com/watch?v=H8dnmqsYXlc&feature=related