Internet e Social

Censis 2026, la tv resta regina ma le news migrano dai tg ai reel

Censis 2026, la tv resta regina ma le news migrano dai tg ai reel
Censis 2026, la tv resta regina ma le news migrano dai tg ai reel

La televisione resta il mezzo più usato dagli italiani, ma il modo di informarsi sta cambiando in fretta: i reel entrano sempre di più nella dieta delle news e cresce anche la richiesta di social detox.

È quanto emerge dal Rapporto Censis 2026 sull’informazione, presentato il 28 aprile a Roma su un campione di 1.200 persone tra i 14 e gli 80 anni. La fotografia è quella di un Paese che continua a cercare punti fermi nei media tradizionali, ma intanto cambia abitudini, tempi e schermi: si passa dal tg al telefono nel giro di pochi minuti.

La tv tiene il primato, ma ormai si guarda ovunque

Nel rapporto del Censis l’uso dei media appare in sostanza stabile, ma il dato più forte resta quello della tv, ancora al primo posto con il 93,2% di utenti. Dietro ci sono internet al 90,4% e gli smartphone al 90,3%. A cambiare, però, è il modo in cui si accede ai contenuti: la tv tradizionale scende al 79,5%, con un calo di 3,6 punti in un anno, mentre avanzano la web tv, salita al 62%, e la mobile tv, arrivata al 38,6%. In altre parole, la televisione non perde peso: cambia forma. Si guarda ancora sul divano, ma anche in treno, in pausa pranzo, sullo schermo del cellulare. Tiene anche la radio, al 78,4%, con l’autoradio ancora forte al 70%. Continua invece a soffrire la carta stampata: i quotidiani cartacei a pagamento si fermano al 21%, un minimo che conferma un calo che dura da quasi vent’anni.

Dai tg ai reel: la notizia corre nei feed dei più giovani

Il cambiamento più netto riguarda il modo in cui si cercano le notizie, soprattutto tra i più giovani. I telegiornali restano la prima fonte con il 43,9%, ma perdono 3,8 punti. Scendono anche Facebook, i siti d’informazione e le all news. Intanto, tra chi usa i social, ben sette su dieci dicono di includere i reel nella propria dieta informativa. Non tutti li vedono bene: per il 23,6% sono superficiali, per il 21,3% distraggono da una conoscenza più solida. Ma il 18,6% ne apprezza l’immediatezza e il 13,1% li considera coinvolgenti. È lì che oggi si sposta una parte dell’attenzione: nei feed, nei video verticali, nei contenuti rapidi che scorrono tra un commento e un messaggio su WhatsApp. Tra i 14-29 anni cala l’uso di Instagram al 74,8% e di YouTube al 76,9%, mentre TikTok continua a salire, anche se di poco, fino al 64,5%. E perfino i meme, per una quota tutt’altro che marginale, diventano un canale di attualità: il 22,6% degli utenti social dice di aver scoperto notizie di politica, società o cultura proprio così.

Più controlli sulle notizie, voglia di pausa dai social e diffidenza verso l’IA

Il rapporto racconta anche un pubblico meno passivo di quanto si pensi. Il 31,4% degli italiani dice di verificare sempre o spesso la veridicità delle notizie diffuse dai media principali. Il 58% legge il modo in cui i fatti vengono raccontati per cogliere eventuali letture ideologiche, mentre il 60,6% cerca informazioni su temi poco coperti dai canali più visibili. C’è poi il capitolo social detox: il 38,1% sente il bisogno di prendersi una pausa dalle piattaforme, anche se solo il 15,3% mette davvero in pratica, con regolarità, limiti di tempo, disinstallazioni o stop agli account. Le ragioni indicate dal Censis sono molto concrete: troppa distrazione, meno tempo per sé, sensazione di dipendenza, timori per la privacy, pressione sociale e ricadute sull’umore. Sul fronte intelligenza artificiale, infine, prevale ancora la cautela: il 61,6% dice di non sentirsi a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’IA. Tra i contrari, il 34,8% teme disinformazione e fake news; tra i favorevoli, il 30,1% accetterebbe contenuti prodotti dall’IA solo con una supervisione umana. Il quadro, alla fine, è chiaro: gli italiani non lasciano i media storici, ma li attraversano con più diffidenza, più schermi e un’attenzione sempre più corta.