Per modificare le impostazioni privacy Netflix legate a pubblicità e uso dei dati personali bisogna accedere da Netflix.com, non dall’app per smartphone né dalla smart tv.
È un dettaglio facile da ignorare, soprattutto per chi guarda film e serie direttamente dal televisore. La voce, però, riguarda privacy e pubblicità e può interessare molti utenti in Italia e in Europa: da lì si possono ridurre alcune forme di uso e condivisione delle informazioni con soggetti esterni.
Il percorso non è lungo, ma è nascosto nel menu dell’account. Dopo l’accesso al sito, bisogna:
1. entrare su Netflix.com; 2. fare il login; 3. cliccare sull’immagine del profilo; 4. selezionare Account; 5. scorrere verso il basso; 6. entrare in Gestisci profili; 7. aprire Gestisci impostazioni di privacy e dati.
È in questa sezione che Netflix raccoglie le opzioni sull’uso delle informazioni personali. Chi usa il servizio quasi sempre dal divano, con il telecomando in mano, potrebbe non imbattersi mai in questa pagina. Eppure è proprio lì che si gestiscono alcune scelte importanti sulla privacy Netflix.
Come funziona l’abbinamento dei dati con aziende terze
Nelle impostazioni sulla privacy, Netflix spiega che può usare un sistema di abbinamento con altre aziende per gestire o misurare comunicazioni pubblicitarie. Il punto centrale è il modo in cui vengono trattati alcuni dati dell’utente.
Secondo quanto indicato, Netflix non invia in chiaro informazioni come indirizzo email o numero di telefono. Prima le trasforma in un codice, cioè in un identificativo non leggibile direttamente. Solo dopo l’azienda partner verifica se lo stesso codice è presente anche nei propri sistemi.
In pratica, il confronto funziona se anche quella società possiede già gli stessi dati dell’utente. Se il codice coincide, i due sistemi possono riconoscere una corrispondenza. Questo meccanismo può essere usato per inviare comunicazioni pubblicitarie o per misurare se una campagna ha raggiunto la persona prevista.
Non significa che un soggetto esterno riceva email o numero di telefono in formato aperto. Significa però che due archivi possono essere messi a confronto attraverso identificativi. Ed è proprio questo aspetto della condivisione dati Netflix a meritare attenzione.
Un esempio aiuta a capire: se una piattaforma pubblicitaria ha già l’email di un abbonato e Netflix genera lo stesso identificativo cifrato, i due sistemi possono rilevare la corrispondenza. Da quel momento, la pubblicità può essere gestita o misurata con maggiore precisione.
Perché un identificativo non elimina ogni rischio privacy
Codici e identificativi riducono l’esposizione immediata dei dati personali, ma non cancellano automaticamente ogni rischio. In molti casi non si parla di anonimizzazione piena, bensì di pseudonimizzazione: il dato non è leggibile a colpo d’occhio, ma può comunque restare utile per collegare profili, comportamenti e risposte alle campagne.
Il tema di Netflix pubblicità dati personali non riguarda soltanto “che cosa guardi”. Può includere anche segnali più ampi: interazioni con il servizio, contenuti, offerte, orari, preferenze e dispositivi usati. Presi singolarmente sembrano dettagli minori. Messi insieme, possono contribuire a costruire un quadro più preciso delle abitudini di un utente.
Per questo conviene entrare nella pagina Gestisci impostazioni di privacy e dati Netflix con un po’ di calma, meglio da computer, e leggere le descrizioni associate alle varie opzioni. Non tutte le voci hanno lo stesso peso e non tutte riguardano la pubblicità nello stesso modo.
Chi vuole limitare questo tipo di trattamento può disattivare le opzioni che consentono la comunicazione o l’abbinamento tramite identificativi, quando disponibili nel proprio account.
La multa nei Paesi Bassi e il ricorso di Netflix
Il tema non nasce dal nulla. Nel 2024 l’Autorità olandese per la protezione dei dati ha imposto a Netflix una multa da 4,75 milioni di euro. La contestazione riguardava la mancanza di informazioni chiare sull’uso dei dati personali raccolti dagli utenti.
Netflix ha presentato ricorso contro la sanzione. Sulla base delle informazioni disponibili, la procedura non risulta ancora chiusa.
Il caso dei Paesi Bassi ha riportato al centro una questione più ampia: quanto sono comprensibili, per un utente medio, le spiegazioni sull’uso dei dati nei servizi digitali? E quanto è semplice trovare le opzioni per modificarle?
Abbonamenti con pubblicità: perché controllare le impostazioni
La questione diventa ancora più sensibile con gli abbonamenti Netflix con pubblicità, già disponibili in diversi mercati. Per loro natura, questi piani sono collegati alla misurazione e alla profilazione degli annunci: l’utente paga meno, ma accetta un’esperienza costruita anche sull’uso di dati pubblicitari.
Il tema dell’abbonamento Netflix con pubblicità e privacy andrebbe quindi valutato prima di scegliere il piano. Non solo per il prezzo, ma anche per capire quali informazioni possono essere usate per rendere gli annunci più pertinenti o per misurarne l’efficacia.
In futuro potrebbe comparire anche un’opzione legata alla comunicazione tramite ID corrispondenti, pensata per consentire pubblicità basata sull’uso e sulle interazioni con siti e app di terze parti non affiliate.
Anche chi ha un piano senza pubblicità farebbe bene a controllare periodicamente le impostazioni dell’account. La privacy raramente cambia con un solo clic: più spesso si modifica attraverso piccole autorizzazioni, voci poco visibili e scelte lasciate attive senza pensarci.


